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  L'INTERVISTA di: Andrea Romeo e David Saltuari
gabriele salvatores In un incontro organizzato a Bologna Gabriele Salvatores si è lasciato andare in una lunga chiacchierata in cui ci ha raccontato Amnèsia visto da dietro la macchina da presa. Ecco la fedela trascrizione del Salvatores pensiero.

La storia da cui tutto inizia è quella di Nestor un argentino scappato a Ibiza ai tempi del colpo di stato: per campare aveva aperto un piccolo ristorantino sulla spiaggia e quando questo si è trasformato in un importante centro turistico, ha lasciato tutto ad un amico per dedicarsi alla sua passione viaggiare in moto. L'amico per sdebitarsi gli ha regalato una moto d'epoca e nel primo viaggio Nestor è morto in un incidente. La sua storia mi ha molto colpito.
Non sono molto propenso alle discoteche, riesco a resisterci per poco tempo. Il film nasce da diversi viaggi fatti per andare a trovare degli amici a Ibiza e a Formentera, Acune delle storie che abbiamo inserito in Amnèsia sono ispirate a storie realmente accadute. Ibiza è un posto abbastanza particolare, non è magica come l'isola di Mediterraneo, è un isola dove i personaggi vivono una loro quotidianità. L'isola dà una specie di sguardo protetto su un habitat chiuso, è un'operazione simile a quella che fanno gli entomologi che mettono una tana sotto una campana di vetro per studiare i comportamenti degli animali. Ibiza è una specie di supermercato del postmoderno, una sorta di città esplosa che offre dal ristorante indiano alla discoteca in stile riminese.
Il film è un confronto tra due generazioni i cinquantenni e i trentenni, un dialogo difficile e spesso estremo tra padri e figli, ma questo è solo uno degli elementi, il caso poi gioca nel film un ruolo fondamentale, intrecciando le vicende dei personaggi.
Ogni film è un viaggio a sé. Questa volta volevo raccontare una storia diciamo in un modo realistico ma tenendo una certa libertà, che mi consentisse una certa ricerca a livello di linguaggio cinematografico. Trovo che David Lynch sia uno dei più grandi registi del momento, ma spesso le critiche che gli vengono mosse sono legate alla difficoltà che le sue storie propongono. Una buona storia è importante, ma bisogna lasciarsi spazi di creatività che non ne vengano soffocati, ma al contrario vadano anche oltre la narrazione. Oggi è insensato raccontare una storia con una logica lineare tradizionale, senza farsi influenzare dal senso di simultaneità dato da mezzi quali il telefono, il fax, l'e-mail o gli sms che pervadono la nostra realtà trasformando anche le storie e il loro modo di raccontarsi.
Nella vita nessuno è protagonista unico, e così in Amnèsia ho voluto che i personaggi si dividessero lo schermo occupandone spesso solo una porzione. Il dialogo tra Martina Stella e Diego Abatantuono in realtà sono due monologhi, ogni attore parla rivolto alla cinepresa e il risultato viene poi montato in un doppio fotogramma in cui il dialogo procede in simultanea (una sorta di intervista doppia stile Le Iene ndr). Quello di ritagliare il fotogramma è un modo di evidenziare il rapporto tra i personaggi e la frammentarietà delle storie che si ricompongono alla fine in una sola Storia in cui ogniuno ha cambiato un po' la propria vita e quella degli altri. Ciò che accomuna tutti i personaggi sono le bugie e le molte cose taciute, la non comunicazione tra loro. E' il caso a ricomporre i gruppi e i nuclei familiari lavorando sui sentimenti e sui legami affettivi e portando tutti ad essere un po' diversi alla fine della vicenda.
Per me la musica è sempre un elemento fondamentale. Se non avessi fatto il regista avrei certamente cercato di diventare una rock star. Ho incontrato i Macaco e li ho subito voluti dentro il film, ma oltre alle loro canzoni ho voluto mettere un brano anni '70 per simboleggiare il passato hippy del personaggio del motociclista e una selezione di musiche da discoteca suggerite dallo stesso dj Oliver dell'Amnésia; ho aggiunto alcuni pezzi delle band californiane dell'ultimora, che fanno dei cross-over tra il new-metal e hipop. Poi ho chiesto a Daniele Sepe che è un jazzista che usa molto gli strumenti etnici di cucire tutti questi generi musicali diversi. Ho pensato ad Amnèsia come un film meticcio e la colonna sonora doveva essere coerente con questa visione.

  di Cinehall
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   data: 20 mar 2002 protezione contenuti: assente Aiuto  

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