Che l'animazione non fosse robba solo per bambini lo sapevamo già da un po', ma a ricordarcelo ancora una volta
viene dal Giappone Jin-Roh, uno dei lungometraggi animati più "adulti" visto negli ultimi
tempi, diretto dall'esordiente Hiroyuki Okiura e scritto da Mamoru Oshii, già
regista di Ghost in the Shell.
Ci troviamo in un Giappone possibile: alla fine della seconda guerra mondiale per garantire il benessere
economico è stato instaurato un regime di polizia. Gli oppositori, uniti nel gruppo terroristico
La Setta, vengono repressi duramente da un corpo di polizia speciale addestrato ad uccidere senza pietà.
Il giovane poliziotto Fuse si vede un giorno saltare in aria davanti ai suoi occhi una bambina che
preferisce uccidersi piuttosto che farsi catturare. Viene rimandato al campo di addestramento e inizia
una relazione con la sorella della vittima. Ma forse non tutto è come sembra. Inizia una girandola
orwelliana di menzogne e complotti in cui nessuno è innocente. Sistema e antisistema sono
ormai due meccanismi che funzionano senza manovratori, stritolando nei propri ingranaggi i protagonisti,
ridotti ad uno stato animale.
Jin-Roh è un film duro, cupo, molto parlato e con poca azione, tanto lontano nei contenuti
dalla tradizione del cinema d'animazione, quanto vicino nello stile grafico. Hiroyuki Okiura ha scelto infatti una
linea grafica tradizionale e molto realista, per far prevalere i dialoghi e i rapporti tra i protagonisti.
Mischia un gusto retrò negli addobbi e nelle
armi con elementi di moderna tecnologia creando una Tokyo che ricorda la Berlino degli anni trenta. Il Giappone
mette ancora una volta in discussione la propria ossessione di essere un ingranaggio perfetto, in cui
viene distrutta ogni parvenza di umanità e chi non serve più va eliminato. Ma non è l'organizzazione totalizante ad angosciare,
quanto il suo funzionare ormai in automatico, senza più bisogno di manovratori, con la piena
complicità tra vittime e carnefici.