Si racconta che Isao Takahata e Hayao Miyazaki, fondatori dell'ormai mitico Studio Ghibli, investano
tutti i loro proventi per acquistare pezzi di foresta da lasciare incontaminata. L'anedotto, al di là del
fatto se sia vero o meno, spiega perfettamente la filosofia dei due autori giapponesi. Il sospetto
nei confronti di un progresso non controllato e piegato esclusivamente ai bisogni della produzione e
del profitto, la perdita dei valori famigliari e della solidarietà da "piccolo villaggio" inteso però
non come sterile conservatorismo ma come aspirazione ad un modello di vita più umano sono temi
profondamente sentiti e presenti nell'opera di Takahata e Miyazaki. Dopo il successo ottenuto da quest'ultimo
con Conan il ragazzo del futuro e più recentemente con La principessa Mononoke e la ristampa
di Nausicaa nella valle del vento tocca anche al suo compagno di avventure Isao Takahata farsi conoscere
dal pubblico italiano con il suo delicato My Neighbors the Yamadas.
Il protagonista suggerito dal titolo non esite, la protagonista del film è la famiglia Yamada
stessa, ipotetica vicina di casa di chiunque noi. Una famiglia tipo del Giappone di oggigiorno,
dal padre salariato alla madre casalinga, dal figlio zuccone alla nonna brontolona, ma
soprattutto una famiglia. Non ci sono storie da raccontare, ma solo piccoli episodi di vita quotidiana,
dalla lotta per chi deve tenere il telecomando ai brontoli continui della vecchia nonna, dai problemi
nello studio del figlio maggiore al problema di cosa preparare per pranzo. Piccoli momenti sempre risolti
da una lieve gag e disegnati con delicati acquarelli. Takahata mantiene sempre uno stile dolce, non
insiste mai sui toni e realizza un inno alle piccole gioie famigliari, che nascono soprattutto dagli
screzi quotidiani. Il film non è però un richiamo nostalgico ad un passato inesistente,
ma invita ad una maggiore calma in un mondo sempre più di fretta, a cercare la felicità nella
vita di tutti i giorni, nella tranquilità famigliare. La vita vera, quella cattiva, ogni tanto
irrompe e il disegno si fa improvisamente realista, duro. Ma anche in questi casi interviene uno dei
componenti della famiglia che con una frase stupida e innocente riporta lo stile ad un livello scanzonato.
Anche la morte ha i colori dell'acquarello e quando la vecchia nonna va a trovare l'amica ricoverata
all'ospedale Takahata mostra il suo imbarazzo tutto nipponico del parlare della propria malatia con
un leggero, ma struggente, pianto. Il film è realizzato completamente in computer grafica,
anche a dimostrare che non è la modernità a venir rifiutata, ma solo le derive disumanizanti.
My Neighbors the Yamadas
(Hohokekyo tonari no Yamada-kun) Giappone (1999) Regia: Isao Takahata Sceneggiatura: Hisaichi Ishii
Produzione: Studio Ghibli