Mohsen Makhmalbaf nasce alla periferia di Teheran nel 1957. All'epoca l'Iran si chiamava ancora Persia e lo Scià dominava il paese attraverso un regime dittatoriale e repressivo. Come molti altri ragazzi delle sua età il giovane Mohsen si unisce ai gruppi rivoluzionari. Viene arrestato a diciasette anni per aver partecipato all'assalto a uno stazione di polizia e passa diversi anni in carcere. Nel 1979 il regime dello Scià cade e sale al potere Khomeini, salutato all'epoca da mezzo mondo come il liberatore dell'Iran. Makhmalbaf esce dunque di galera, appende le armi al muro e si dedica all'attività culturale. Inizia come scrittore e nel 1982 passa dietro alla macchina da presa e gira il suo primo film diventando uno dei principali rappresentanti del cinema iraniano.
A differenza del suo collega Kiarostami, più attento a raccontare il quotidiano in chiave poetica, Makhmalbaf non ha mai dimenticato il suo passato politico e, benché; non faccia propriamente film politici, i suoi film spesso toccano e raccontano situazioni più generali che trascendono l'individualità dei singoli personaggi.
così per esempio in Pane e Fiore, il film che ha definitivamente consacrato il regista iraniano, un poliziotto quarantenne si presenta davanti a Makhmalbaf per poter lavore nel suo film. Il regista riconosce però; il polizotto che aveva accoltellato venti anni prima durante la rivoluzione khomeinista e gli propone di rigirare quel momento della loro vita. Ognuno dovrà scegliere l'interprete del se stesso giovane. Ma i due attori decidono di cambiare la storia, anziché spari e coltelli si scambieranno pane e fiori.
Solo per Il Silenzio il regista iraniano si è concesso una deviazione nel privato, raccontando di un bambino cieco che vive di musica. Un film forse più vicino ai cliché del cinema iraniano (se qualcosa del genere esiste) e che Makhmalbaf dimostra di saper usare comunque benissimo.
Il tocco di Makhmalbaf si riconosce anche nel lavoro di produttore e sceneggiatore per la figlia Samire. Il suo secondo film Lavagne presentato l'anno scorso al Festival di Cannes infatti è scritto proprio da Mohsen e tratta dei profughi kurdi in perenne fuga tra l'Iran, l'Iraq e la Turchia. Anche l'apprezzato Il voto è segreto di Payami, in concorso all'ultimo Festival del Cinema di Venezia, nasce da un soggetto di Makhmalbaf. E anche li si racconta attraverso personaggi marginali questioni fondamentali.