Il cinema è il grande mito americano, il mezzo attraverso cui il popolo statunitense racconta e assorbe le proprie ossessioni. Dopo il tragico attentato contro il World Trade Center i primi film che vengono in mente sono in completa antitesi tra di loro. Il tono quasi scherzoso di True Lies di James Cameron del 1994 in cui un gruppo di terroristi arabi cerca di nascondere un ordigno nucleare all'interno proprio del World Trade Center si scontra con la ben più seria paura di Attacco al potere con Denzel Washington e Bruce Willis, in cui in seguito ad alcuni attentati suicidi contro autobus di linea, New York viene trasformata in uno stato di polizia in cui i cittadini di origine araba perdono i diritti civili. Tra i due film si collocano il primo attentato contro le Torri Gemelle e l'attentato contro il palazzo federale di Oklahoma City. Per quanto diversi tra loro di due avvenimenti hanno trasformato l'idea di un attacco terroristico dentro i confini statunitensi da un ipotesi assurda al limite della fantascienza ad una paura reale. A prescindere dal tono del film comunque, sia in True Lies che in Attacco al potere New York viene scelta come simbolo e sintesi dell'America.
La città diventa decisamente più protagonista in due altre pellicole, decisamente di taglio più spettacolare, che giocano comunque sull'ipotesi di New York colpita da attentati e da complotti. Si tratta di Die Hard III di John McTiernan con Samuel L. Jackson e Bruce Willis e Ipotesi di Complotto di Richard Donner con Mel Gibson. Nel primo caso Manhattan viene colpita da durissimi attentati, ma alla fine si scopre il solito piano per rapinare una banca. Nel secondo film invece Mel Gibson vede possibili complotti e attentati ovunque in una spirale paranoica, ma alla fine ci azzecca. In entrambi i casi comunque New York diventa simbolo della parte migliore e più sana degli Stati Uniti: quella dei semplici lavoratori che si aiutano a vicenda nel momento del bisogno.
Ma non è solo negli ultimi anni che New York è viene usata come luogo che incarna tutta l'America. I tre giorni del Condor di Sidney Pollak racconta di un'America spaventata da se stessa, che aveva perso la fiducia nel proprio governo. E' proprio nel suo ufficio di Manhattan che Robert Redford, un piccolo burocrate della CIA trova tutti i suoi colleghi trucidati dai suoi stessi datori di lavoro. E anche in questo caso il luogo non è scelto a caso.
Alla fine New York è il simbolo, nel bene e nel male, non solo degli Stati Uniti ma di tutto quello che viene forse troppo semplicemente chiamato Occidente. New York è stata nel cinema il teatro dei trionfi e delle sconfitte, delle colpe e delle paure, dei meriti e degli orgogli dell'Occidente, ma mai il cinema era riuscito ad immaginare una svolta dei fatti tanto drammatica quanto, suo malgrado, spettacolare, come quella che abbiamo visto nei giorni scorsi.