Moana Pozzi è la prima pornostar ad essere entrata nei tinelli delle famiglie italiane. Ribaltando
completamente il luogo comune che vuole i protagonisti dei film a luci rosse come dei laidi personaggi poco raccomandabili,
la Pozzi si presentò al pubblico italiano come una brava ragazza cattolica e perbene. E il pubblico ci cascò. Da un lato faceva
spettacoli in giro per l'Italia, dall'altra veniva invitata nelle trasmissioni del mattino ad esprimere
le sue opinioni (abbastanza banali) sullo scibile umano. Durante questo periodo
di celebrità mediatica ebbe anche il tempo di scrivere un libro in cui esprimeva un opinione
su ogni argomento e dava voti alle prestazioni dei suoi amanti. Un vero bestseller degli anni Ottanta. Tra
le chicche del suo pensiero: "adoro lo champagne e la mia marca preferita è Cristal","adoro vedermi sulle copertine dei giornali", "mi piace quadagnare e mettere
i soldi in banca", "sono un'appassionata lettrice di libri e riviste e non mi perdo nessuna novità.
Tra i giornali preferisco Eva Express, Beach Culture, Sub e Fermo Posta" e "il mio hobby preferito è collezionare vestiti e scarpe". Non furono però
queste perle di saggezza a far vendere il libro in ogni dove quanto le considerazioni sulle capacità
amatorie degli uomini che aveva conosciuto. Il popolo della Penisola venne
così a sapere che Renzo Arbore la aiutò per un provino RAI ma a letto non era molto fantasioso (un
misero 6 in pagella), Luciano de Crescenzo fece la figura del maniaco sessule ma si beccò un bel sette, Paolo Roberto Falcao,
l'ottavo re di Roma, invece era troppo sbrigativo e venne bocciato con un sonoro 5 e Roberto Benigni si rifiutò
di andare a letto con lei (bravo Roberto, lo sapevamo che non ci avresti deluso).
Verso la fine della sua carriera Moana tentò di rilanciarsi come attrice "normale" senza però ottenere
nessun successo. È morta in Francia nel settembre del 1994 di un male epatico. Molti sostengono
che la morte sia stata annunciata prima che avvenisse realmente, perchè il culto della propria immagine
ossessionava a tal punto la Pozzi da farle temere soprattutto che qualcuno la potesse fotografare agonizzante.
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