Chiunque ha una certa familiarità con il fumetto americano riserva un posto speciale tra le sue preferenze all'Uomo Ragno. Non ha ne la secumera nel il mascellone ipervitaminizzato di Superman, non si autocomisera in melodrammatici monologhi come i Fantastici Quattro, ha più sarcasmo di Batman e indossa il costume in assoluto più bello. Ma soprattutto si arrampica sui muri e vola da un grattacielo ad un altro con una grazia che Tarzan se la scorda.
Non è tanto la tiritera sui supereroi con superproblemi, che dopo quarant'anni lascia un po' il tempo che trova, ad averci conquistato. Rispetto a tutti gli altri supereroi dei fumetti, che agiscono secondo una loro etica molto alta sempre frutto di qualche trauma infantile, Peter Parker indossa il costume dell'Uomo Ragno perché li piace farlo; e basta. E' vero che anche qui abbiamo un trauma iniziale (l'omicidio dello zio Ben, se non ve lo ricordate) a dare inizio a tutto, ma col passare del tempo l'episodio scompare nella memoria sia degli autori che dei lettori e l'impressione è di trovarsi di fronte ad un personaggio che non ha motivazioni per agire se non quella di soddisfare il sogno di tutti noi lettori medi: condurre una doppia vita, di giorno noioso fotografo, di notte giustiziere mascherato. Per ritornare al motto della Marvel si può dire che Spider-Man sia l'unico supereroe ad avere problemi assolutamente nella norma: ci sono, ma non sono poi così gravi.
Ma andiamo con ordine. All'inizio degli anni sessanta la scena americana del fumetto era dominata dalla DC Comics, quelli di Superman e Batman tanto per capirci. Eroi belli, limpidi, sicuri di se e senza troppi problemi. Il colpo di genio dell'allora giovane Stan Lee fu di creare personaggi condannati dai loro poteri a condurre delle vite da disadattati. Ecco quindi i vari Hulk, il mostro verde ricercato per tutti gli Stati Uniti, i Fantastici Quattro, una famigli di mostri, rispettati ma non amati dal resto dell'umanità, gli X-Men, dei veri e propri reietti, odiati e scacciati per la loro natura di mutanti. In questo universo il destino di Peter Parker, l'identità civile dell'Uomo Ragno, è decisamente il più ordinario. Il giovane e scapestrato studente viene infatti morso da un ragno radioattivo che gli dona incredibili poteri (arrampicarsi sui muri, il famoso senso di ragno che nessuno ha mai capito cosa sia, ecc.) ma non modifica il suo aspetto esteriore permettendogli di condurre una tranquilla doppia vita, senza che nessuno sospetti nulla. Peter Parker si trova davanti a superproblemi solo quando va dal medico e teme di essere scoperto; nulla di così drammatico in fondo. Spider-Man vede la luce nel 1962 e da allora è stato un indiscusso protagonista della scena fumettistica americana e non solo. In Italia arriva negli anni settanta, grazie alla storica Editrice Corno diretta da Luciano Secchi e dopo un'eclisse nei primi anni ottanta rivede la luce con la Star Comics e in seguito con la Marvel Italia.