Per contrastare l'ondata di horror indipendenti, che stanno facendo man bassa ai bottegini americani,
la Warner Bros ha deciso di rieditare L'esorcista, cult movie assoluto del genere orrorifico.
La trama dovrebbe essere ormai nota a tutti: una ragazzina di quattordici anni, Linda Blair, inizia a dare
fuori di testa; la madre la porta all'ospedale e dopo tutti i controlli possibili, i medici le consigliano
un esorcismo. E da qui in poi, vomito verde a gogò, teste che ruotano di 360 gradi e acqua santa.
A distanza di ventisette anni il film di William Friedkin non perde niente della sua carica emotiva. Anche
se viene considerato uno dei più riusciti film horror in realtà L'Esorcista è molto lontano dagli stereotipi del genere. Non è il classico salto sulla poltrone l'effetto che cerca, quanto una penetrante inquietudine che il riaccendersi delle luci in sala non cancella. Mancano completamente i momenti demitizzanti e rilassanti che nei film horror tradizionali fanno da contraltare ai colpi di scena: come il lento rollio delle montagne russe dopo una discesa. L'esorcista è invece una discesa continua: dai controlli ospedalieri condotti con tecniche da medioevo (forse la parte veramente più inquietante) fino al faccia a faccia tra il prete e il demonio. Anche nella scelta dei liquidi organici il film si scosta decisamente dai suoi simili: al più tradizionale (e più rassicurante) sangue, elemento comunque meno vissuto e più immaginato dal pubblico preferisce i più disturbanti vomito e muco.
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