The Last Movie del 1971 a discapito del titolo è il secondo film di Dennis Hopper, mai uscito in Italia. Una troupe americana gira un western in uno sperduto paesino del Perù. Finite le riprese resta in Sudamerica solo il produttore esecutivo del film, Hopper stesso, che ha iniziato una relazione con una ragazza del posto. Ma Hollywood non è passata senza lasciare danni e gli abitanti del piccolo paese, dopo aver costruito delle finte cineprese, rimettono in scena la lavorazione del film, in un rito che si ripete sempre uguale ma senza la finzioni del set. L'americano viene coinvolto come vittima sacrificale di questo finto film in cui la gente si uccide sul serio. La lavorazione infatti finirà, quando lui morirà. Ma la sua morte diventa l'unico atto di violenza simulato in una lavorazione per il resto reale. The Last Movie è un film straordinario non solo per la tematica metacinematografica che affronta ma anche per la sua grandiosa e allucinante messa in scena. Cardine di tutto il film è l'idea del cinema come corruzione e il rapporto tra realtà e finzione cinematografica. L'innocenza dei peruviani viene contaminata dalla spettacolarità del film americano, in cui, fingendo, gli attori si massacrano per rialzarsi a ripresa finita. Davanti ai loro occhi l'impossibile diventa possibile e la morte viene sconfitta. Ma non basta la costruzione di una finta macchina da presa per sconfiggere la morte e sarà solo la presa di coscienza della potenza della messa in scena di una finta morte a far finire il rito collettivo. Dice il prete del paese, sconsolato di fronte ai banchi vuoti della sua chiesa "Se riesco a far loro capire che ci può essere Dio anche in una chiesa finta, torneranno a riempire la chiesa vera". C'è la morte anche nella morte finta, ripetuta in infiniti modi fino ad esorcizzarla. I peruviani hanno alla fine capito la finzione e il fotografo americano, giunto nel finale alla ricerca del "vero" Perù, trova soltanto degli andini che fingono di essere americani.