Come ogni anno al festival di Venezia arriva dalla grande mela un film del
piccolo e ossuto comico newyorkese, che, nato e cresciuto in una casa sotto
le montagne russe di long island, è finito a lavorare con quei criminali
da strapazzo della Dreamwoorks.
Da ragazzino lo chiamavano "il dormiglione", ma lui sognava di diventare il
dittatore dello stato libero di bananas. Così un settembre prese i soldi e
scappò, scappò lontano da quegli interiors, come racconta lui stesso:
"erano i radio days, la vita era piena di amore e guerra, e io e annie ci
fermammo da anna e le sue sorelle, per poi procedere tra ombre e nebbia
verso manhattan dove la dea dell'amore mi fece conoscere alice: furono
sturdast memories e assieme scoprimmo tra accordi e disaccordi tutto quello
che avremmo voluto sapere sul sesso ma non avevamo mai osato chiedere. La
nostra storia fu come una commedia sexy di una notte di mezz'estate, e lei
era per me la rosa purpurea del cairo, ma come spesso accade tra mariti e
mogli, la celebrity ci allontanò da Broadway dove Danny Rose aveva fatto
harri a pezzi. Quell'anno ci fu un misterioso omicidio a Manhattan, così
poco per volta i crimini e misfatti di Zelig mi portarono dritto tra le
braccia di un'altra donna".
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