La vergine dei sicari è il miracolo di questa 57º Mostra internazionale
d'Arte cinematografica di Venezia. E' un miracolo che un regista che ha
fatto porcate del livello di Kiss of dead possa girare un film così acuto e
necessario. E' un miracolo nell'anno giubileare trovare in concorso a
Venezia un film che sputa in faccia al Papa, alla Chiesa, alla politica,
all'ordine costituito e alla morale comune. E' un miracolo che un film così
scomodo e nichilista possa aver già trovato una distribuzione in Italia
nella BIM di Valerio Depaolis.
Fotografato con grande originalità come se fosse una soap tv sudamericana,
il film di Schroeder racconta le strade e gli interni di Medellin, capoluogo
colombiano da due milioni di anime noto alle cronache di tutto il mondo per
il sanguinario cartello della droga "diretto" da Pablo Escobar.
Ogni volta che un carico di droga entra negli States si scatenano i fuochi
d'artificio, tutti sognano di possedere una mitraglietta Uzi, e per le
strade i ragazzini della malavita sono pronti a sparare ad ogni occasione.
Il protagonista è diviso tra la passione per i giovani ragazzi con cui
divide un appartamento vuoto (manca lo stereo e il televisore), e la noia
per un'esistenza che quando non è scossa dai fremiti del sesso o della
violenza è troppo lunga e immobile, senza occasioni di confronto e di
divertimento.
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