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  PARLA CON LEI di: Patrizia Busacca 
La donna è immobile nel film di Almodóvar

L'amour fou di un infermiere per una ragazza in coma nel nuovo melò del geniale regista spagnolo.


Gli incontri con la stampa di Pedro Almodóvar, in questo caso accompagnato dai quattro attori del suo ultimo film (Javier Càmara, Leonor Watling, Dario Grandinetti e Rosario Flores), sono spumeggianti come i suoi film. Ambientati in luoghi originali ed esteticamente belli (questa volta l'Hotel de Russie di Roma), caratterizzati dall'eloquio torrenziale del regista, spiritosi ed incasinati dallo stesso Almodóvar che, mentre risponde alle domande sue, continua a dirigere i suoi attori anche per quanto riguarda le loro; riceve telefonate (Ciao. È Carlos da Salamanca, Carlos sei in diretta con la stampa italiana) e soprattutto segue la traduttrice nel suo lavoro e dice che l'italiano non è una lingua seria se il piccolo film muto di circa 7 minuti, Amante menguante inserito nel suo ultimo film, è stato tradotto con L'amante rimpicciolito.
Generoso, sincero, fulminante, Pedro sa già di aver fatto di nuovo centro perché Parla con lei è un film bellissimo e molto serio (Chissà perché quando scrivo di uomini è una tragedia e quando parlo di donne mi viene la commedia) interpretato da attori che sfiorano il sublime.
«Dopo l'Oscar non potevo permettermi di sbagliare e comunque con questi 4 interpreti il rischio è stato ridotto a zero. Avevo comunque deciso, già prima di tutto il gran casino di Los Angeles, che dovevo ritornare dove avevo finito, proprio per dimostrare che ricominciavo con libertà ed indipendenza. Infatti Tutto su mia madre si chiude su un sipario e parla con lei si apre su di esso. L'unico capo di me stesso sono io e dovevo fare le cose che mi piacciono, non so fare altro. Quando ero a L.A. volevo tornare subito a Madrid ed essere più piccolo che mai e dire no a tutte le altre offerte. Non si tratta di ostentazione; è il privilegio che mi ha dato l'incredibile successo di Tutto su mia madre: sicuramente la mia missione non era rimanere in America e fare un film con grandi star e con budget incredibili».
Insomma, ci vuoi far credere di essere ora una specie di "regista rimpicciolito" gli chiedono dalla platea e lui dice compunto: «Sì, proprio un regista rimpicciolito ma con un gran bel cazzo! Ma non scrivete solo questo!» E non è certo solo in questa risposta piccante l'incredibile provocazione di Pedro Almodóvar che ha costruito, questa volta, un film su un protagonista che compie un gesto tra i più abietti e vergognosi e che pure, facendoci vivere la storia dal suo punto di vista, ci fa commuovere e partecipare alle sue vicende.
«Vi chiedo come giornalisti di non formulare un giudizio morale sul personaggio di Benigno. Se fossi un avvocato, uno psichiatra o un giudice direi che Benigno è probabilmente uno psicopatico e che meriterebbe di vivere in un ospedale. Ma in quanto scrittore mi suscita affetto e simpatia e mi interessava spiegare come pensa, come reagisce di fronte alla realtà perché la sua è molto lontana dalla nostra. Benigno non ha alcuna esperienza della vita: dal letto della madre, che ha accudito come e più di un infermiere, è passato a quello di Alicia. Vive in un mondo parallelo che a volte si confonde con quello reale. Ma è molto più generoso ed ingenuo delle persone cosiddette normali. Potremmo definire il suo stato come follia ma preferisco non chiamarla così perché non lo giudico, ma lo spiego mettendolo a confronto con le situazioni più complesse. Benigno, come il protagonista del film Amante menguante che va a vedere per amore di Alicia, è coerente con sé stesso e padrone del suo destino e proprio per questo sa che non potrà vivere in quel mondo che gli ha levato anche il fermaglio per capelli dell'amata. Non c'è amoralità nel personaggio perché è lirico e romantico e non è possibile prenderlo alla lettera. Il suo è certamente un atto brutale ed esecrabile che merita una punizione ma quello che volevo sottolineare era l'ambiguità degli atti umani che anche se sono cattivi possono causare cose meravigliose. Mi sono ispirato ad una storia vera accaduta in Romania ed anche in Francia hanno tratto un film dalla stessa storia. Un giovane guardiano notturno di un cimitero stupra una bella defunta prima del funerale solo che la bella non è affatto defunta ma affetta da una malattia tipo catalessi e con il rapporto sessuale torna alla vita. Il ragazzo viene ovviamente incarcerato ma la famiglia di lei gli trova un avvocato e gli porta da mangiare in carcere ogni giorno: non considerano lo stupro ma il fatto che con il suo gesto l'ha riportata alla vita. Vedono la storia con gli occhi del cuore. Anche il gesto di Benigno non è lascivia ma amore. E' però un essere primitivo e forse non avrebbe dovuto vedere il film Amante menguante che lo ha impressionato così tanto. Non è che sia a favore della censura ma lui è come un bambino e i bambini vanno protetti da certe visioni. Insomma, mi sono riflesso molto nei suoi sentimenti e per me è stato un vero dolore arrivare alla sua scomparsa».
Nel corso dell'incontro Almodóvar rivela che per il ruolo di Benigno aveva pensato anche a contattare Roberto Benigni perché per un ruolo del genere oltre che un grande attore ci vuole anche molta purezza: è un uomo che riesce a rendere verosimile ogni stravaganza. L'incontro con Javier Camara lo ha poi convinto a dargli ruolo. I suoi attori lo hanno ascoltato grati e timorosi riuscendosi a raccontare anche con qualche frase tra il diluvio inarrestabile e fascinoso di Almodóvar. Guardando Dario Grandinetti «E' incredibile che un uomo con un naso così grande venga così bene sullo schermo: devi essere proprio un grande attore!», gli dice ridendo. Lavoro,amore, solitudine: Almodóvar non si tira indietro a nessuna domanda. «Quando scelgo una storia mi baso esclusivamente sul mio istinto e non sono sempre consapevole delle mie scelte. Comincio a lavorare e a pensare in termini di scrittura: se funziona come sceneggiatura sarà anche un film. In questo caso volevo raccontare l'amicizia tra due uomini fragili. L'amore per me è passione, passione carnale combustibile assolutmante necessario anche se non si può attraversare tutta la vita innamorati. Quando l'amore c'è ti da la carica anche per dopo. L'amore è non essere padroni di se' stessi, è perdere il controllo. Alla solitudine sono abituato e sono anche abituato a renderla un elemento fertile della vita. Del resto penso che sia una condizione inevitabile per ogni uomo ma c'è un modo di stare da soli che ti fa essere vicino a qualcuno spiritualmente. Ovviamente per me questo non è stare da soli. La brutta solitudine è non sentirsi desiderati ma è allo stesso tempo necessaria perché ci spinge ad uscire da noi stessi, ad andare verso gli altri».
Potremmo continuare ad ascoltarlo per ore ma lui annuncia che è affamatissimo e vuole andare a pranzo. C' è tempo solo per annunciare il prossimo lavoro: un episodio di 35 minuti con Antonioni per un film in tre episodi con l'erotismo a fare da filo conduttore. Il suo episodio racconterà l'universo di desiderio di un bambino di 8 anni. «E' un privilegio lavorare con Michelangelo e il mio sarà un omaggio al neorealismo italiano. Il film sarà girato in Francia e dobbiamo preparare ancora la fase produttiva».

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