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![]() Esce «Dazeroadieci», suo secondo film, in attesa del nuovo album che uscirà a fine aprile. Aveva promesso che non l'avrebbe fatto più ed invece c'è ricascato. Dopo Radiofreccia esce in Italia Dazeroadieci, il secondo film di Luciano Ligabue: nelle sale italiane da venerdì 8 febbraio, in circa 250 copie. Cast del film schierato al completo e presente anche il fotogenico produttore Procacci, Clarence è andato a sentire cosa aveva da dire il Liga sul suo nuovo mestiere. «Ho preso questo virus pericoloso del cinema che bastardamente ti lavora dentro e non c'è prodotto omeopatico che possa debellarlo e dire che sono uno che ha sempre pensato che si dovrebbe fare solo il proprio mestiere! Che spiegazione dare? Fare cinema è ovviamente tanto diverso che fare musica: quando sono in sala d'incisione lascio fluire completamente le emozioni ed è così anche quando scrivo. Quando fai musica, poi, devi essere sintetico: le parole, oltre che esprimere concetti, devono anche suonare e, nella lingua italiana, non hai a disposizione le parole tronche: allora ti aggrappi all'uso del tempo futuro, alle parole su, giù, vedrai. Fare un film mi da la possibilità di raccontare una storia coi particolari ma devo far lavorare la testa per tirare fuori la pancia del film: sarà poi qualcun altro a dover riprodurre sullo schermo delle emozioni ». Ligabue è cosciente di giocarsi di nuovo la reputazione con questo secondo film: infatti, un conto è se da rockstar ti levi uno sfizio, un altro se cominci a fare le cose sul serio anche nel cinema. Ma presto si rilassa. Infatti Dazeroadieci, pur essendo meno autobiografico e forse meno forte di Radiofreccia, piace perché, ancora una volta, fa appello a quella vena di autenticità e malinconia della provincia che sono l'anima di Ligabue. «Non una provincia generica, ma proprio quella lì di Correggio, delle cose che conosco: in fondo sono 41 anni che ci vivo e forse i miei film stanno in piedi proprio perché sono così specifici». In Dazeroadieci si racconta di 4 amici sui 35 anni che si ritrovano a Rimini, lasciando impegni, famiglie, problemi e responsabilità per concludere un week-end interrotto nell'estate del 1980, proprio quello della strage alla stazione di Bologna. Ad aspettarli le 4 ragazze di allora che, come dice Baygon, uno dei protagonisti, sono ancora gnocche. Tre giorni di giochi, scherzi ed emozioni per fare i conti con un passato che non passa. «C'è stato veramente un week-end così nella mia vita, nel senso che il giorno della strage di Bologna ero effettivamente a Rimini con degli amici, per trascorrere alcuni giorni di licenza. Stavo facendo il militare come artigliere di montagna e vi potete immaginare quale fosse il mio mood in quel periodo. Decidemmo di andare in macchina e solo per una casualità non ho preso quel treno. A quel tempo mi ha dato parecchio da pensare e quando è venuta fuori la storia del film mi è piaciuto mettere questi riferimenti, come anche quello della nostalgia per un sogno politico che non c'è più. Non è facile lasciarsi alle spalle l'idea che la tua felicità dipenda anche da quella degli altri. Una volta che devi fare a meno di questo sogno devi produrne altri più piccoli e più concreti, forse anche più impegnativi. Per quanto mi riguarda quando dico di "impegnarmi", credo che si veda. Non si leggono corsivi miei sui giornali perché penso che il mio ruolo sia di cantare, filmare e se sei proprio deficiente scrivere anche un libro! Ma non sono un opinionista e quindi tendo ad esprimermi attraverso le cose che faccio». Inevitabile il riferimento alla Rimini di Pier Vittorio Tondelli, anche lui di Correggio come Ligabue: «Tondelli ha cambiato molte cose nella mia vita. A quei tempi il borgo era come il paese di Don Camillo e Peppone - 7500 anime divise in due - e Tondelli era dalla parte di Don Camillo, sempre all'oratorio. Immaginatevi il mio stupore quando si viene a sapere che un ragazzo del paese aveva scritto un libro, Altri Libertini, che era stato sequestrato. Lo cerco, lo compro e scopro un linguaggio crudo, pieno di bestemmie e la descrizione delle cose che io avevo sotto gli occhi - tutti i giorni, e che non vedevo - raccontate in una forma mitica. Ma Rimini è tra i suoi libri quello che mi piace di meno: penso invece a Camere separate e soprattutto a Week-end postmoderno. Della sua visione condivido l'idea di Rimini come qualcosa di sfavillante ed eccessivo. Rimini come Las Vegas: l'una la capitale del gioco, l'altra del sesso. Vi sarete chiesti perché la gente va a Rimini. Un posto di 180mila abitanti con 16 milioni di presenze annue, cresciuto grazie all'operosità di gente in gamba che è riuscita a fare di un posto di mare - dove il mare non ha niente di attrattivo - un luogo artificioso ed allo stesso tempo concretissimo dove tutti trovano la propria soddisfazione sessuale:da quella familiare a quella estrema». Nel film il gioco preferito di uno dei protagonisti è quello di dare voti: voti alle persone, ai sentimenti, alle aspirazioni realizzate e perdute. Ma Ligabue a darsi un voto non ci sta: «Posso solo dire che sono molto contento del film. Se gli vogliamo trovare un difetto è che ci sono 8 bei personaggi, nessun cattivo, nessun antagonista: ma è così che li ho pensati. Su di me non riesco a dare giudizi perché sono veramente poco obiettivo. E' ovvio che il voto agli altri lo do perché altrimenti sarei proprio fuori dal mondo ma l'eccesso di velocità nei giudizi può portare alla superficialità . Alla fine è importante fare quello che vuoi e non per prendere bei voti. Posso solo ammettere un sei politico come calciatore: tecnicamente non ci arriverei ma come impegno ed agonismo sì. Come ho già raccontato in altra sede, ci vuole anche quello». E al Berlusca e a Fassino che voti darebbe? «Sarebbe ingeneroso da parte mia dare voti a dei leader che non hanno possibilità di raffronto con la passione politica che abbiamo vissuto. Bisogna sistemare l'anomalia: Berlusconi ha tutto il diritto di fare il Presidente del Consiglio in questo paese, ma non può farlo con il potere mediatico che ha». Spazio infine anche agli interpreti del film che descrivono Ligabue regista molto generoso, a tratti duro e sorprendentemente abile nella direzione degli attori, attento persino ai timbri di voce. Non ci resta che aspettare la prossima prova anche se, dopo le affermazioni passate, Ligabue non si sbilancia più sui progetti futuri. «Non dico più niente perché la vita insegna che si può cambiare idea. Posso solo dire che spero di finire al più presto l'album di canzoni inedite che sto registrando tra una conferenza stampa e l'altra del film la cui uscita è prevista per fine aprile. Del film invece non verrà pubblicata la colonna sonora ma solo un cd singolo del brano Questa è la mia vita che accompagna i titoli di coda. La colonna sonora del film è stata scelta in funzione delle emozioni da sottolineare. Il personaggio di Giove, che è anche la voce narrante, è alla ricerca di una purezza: non a caso suona blues, musica che non può dargli da vivere perché non ha spazi commerciali. Già il fatto che usa 5 note e non 7 con accordi di 12 battute Tutto mira ad esprimere un concetto utopistico. Abbiamo scelto i brani meno conosciuti di John Lee Hooker, oppure dei Freewheelers, e persino una ballata irlandese di Van Morrison ed i Chieftains. C'è poi un'altra mia canzone Libera uscita, cantata da Cecco Signa, che è servita per il ballo onirico», conclude Liga. Per i fan che non ne avessero avuto abbastanza, altre notizie sul sito ufficiale www.ligabue.com mentre www.ligalive.com ha raccontato ogni singola tappa dell'ultima tournée, e www.dazeroadieci.com puntuale diario di lavorazione del film.
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© 1996-2002 Clarence s.r.l. |