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![]() Tom Cruise in Italia per il lancio del film "Vanilla Sky". Diciamolo subito: alla metà dei giornalisti intervenuti alla conferenza stampa di "Vanilla Sky" diretto da Cameron Crowe, non importava gran che del film, riuscito tra l'altro, così e così. La domanda che serpeggiava era: come è stato possibile a Penelope Cruz soppiantare la divina Nicole Kidman? Ebbene una risposta a tali tormentosi interrogativi c'è stata: dato non tanto per scontato che il flirt sia vero, perché Cruise anche quando fa i complimenti alla sua compagna è più freddo di un ghiacciolo, la risposta potrebbe essere: finalmente una donna alla sua altezza, nel senso che lei, anche con i tacchi, non lo mette in ombra. Un musetto simpatico su un metro e 60 di ossa delicate, Penelope Cruz, in una mise sconsideratamente hollywoodiana - tailleur total-white a pelle e sandali a tacco alto con striscia di swaronsky portati senza calze - è una cerbiattina dall'aria spaesata che durante la conferenza stampa, quando Cruise non gli rubava la parola e le risposte (Dio, che ansia di controllo ha quest'uomo!), qualcosina è riuscita pure a dirla. Ma andiamo con ordine: l'appuntamento per la conferenza stampa con i due protagonisti del film più il regista Cameron Crowe era fissato al St.Regis, uno degli alberghi top della capitale. Regole per i giornalisti: presentarsi con almeno mezzora di anticipo e astenersi dalle domande personali. Ma se non gli si può nemmeno chiedere se si sono già sposati in segreto, come tutti i settimanali rosa hanno ventilato, come domandargli perché "Vanilla Sky", diretto da uno dei nuovi geni della macchina da presa, con gli attori che tentano di dare il meglio, con le canzoni inedite di Paul McCartney, R.E.M. e Bob Dylan, è un pasticcio new-age dal costo improbabile e dalla trama a tratti incomprensibile? Ma intanto un collega coraggioso si è fatto avanti e spara la prima domanda per il regista Crowe: vuole sapere perché ha accettato di fare il remake di "Apres los Ojos" del collega spagnolo Amenabar. Risposta standard: "Il film originale mi era piaciuto moltissimo. Era aperto a qualsiasi interpretazione e quando ho finito il mio ho pensato che fossero come due fratelli: diversi ma simili. Io ho mi sono concentrato di più sull'aspetto sogni ad occhi aperti". Ricordiamo che Cruise e la Kidman, avevano acquistato i diritti per il remake e per un nuovo film di Amenabar quando tutto filava liscio tra loro: con il divorzio si sono divisi anche i progetti e lei, con l'interpretazione in "The Others" sembra quella che ci ha guadagnato di più. Un'altra collega chiede decisa: cosa è per lei la felicità, Mr. Cruise (parafrasando Cameron Diaz che nel film gli fa la stessa domanda)? "Aiutare gli altri, essere padre, sperare che le persone che mi circondano abbiano una bella vita", risponde deciso il divo ed aggiunge che "sono proprio domande e frasi come queste che nel film danno un tocco di verità a tutti i dialoghi. E' questo che mi ha intrigato del personaggio. Tutti i personaggi di Cameron hanno quel tocco unico di umanità che li fa essere reali. Si vede che ama i suoi personaggi; anche quello di Penelope lui lo esplora, non lo lascia lì appeso". E' difficile continuare perché è ovvio che sia Cruise che Crowe sono convinti di aver fatto un capolavoro e continueranno a ripeterlo fino alla fine: tanto che il regista, quando una collega gli chiede che cosa volesse esattamente comunicare con il film, ci invita a rivederlo anche otto volte (fa' che non sia vero!) perché è sicuro che ad ogni visione la nostra vita mentale ne sarà arricchita. Dopo molte insistenze ammette che in effetti che la parte centrale è un po' lunga e che forse questa volta ha indugiato troppo sui particolari, come gli ha fatto notare anche sua madre. Per uscire dal vicolo cieco delle domande stantie occorre cambiare registro: meglio passare alle musiche e questa, si sa, è proprio la passione del regista di "Almost Famous". Tutta la pellicola è disseminata di tracce di cultura pop: dai protagonisti Cruise e Cruz che in una inquadratura rifanno la cover di "Freewheelin' Bob Dylan" ai continui riferimenti ai Beatles, all'arredamento musical-pop dell'appartamento del protagonista. A questo punto Crowe racconta come Paul McCartney abbia scritto la canzone "Vanilla Sky", sigla finale del film, dopo aver visto solo 40 minuti di montato. La discussione prende un po' di vita ed anche Cruise, all'inizio abbastanza teso e sulla difensiva, si rilassa un po': "il mio rapporto con i film è viscerale. Ho la fortuna di poter scegliere come lavorare quindi non voglio esorcizzare nessuna paura, semplicemente un ruolo mi prende ed è una sfida poterlo fare. Dove sono nato fare cinema equivaleva a dire "vado a Roma"! Se penso che ho iniziato con "Tabs-Squilli di rivolta" in un ruolo di cadetto semispogliato e forse proprio a causa di quello il produttore di "Risky Business", il film che mi ha lanciato, non mi voleva!" Anche Penelope Cruz, già protogonista di "Apri gli occhi" nello ruolo della ragazza della porta accanto, ha modo finalmente di parlare. "Sono molto soddisfatta di entrambi i ruoli e a dir la verità, avendoli fatti a 5 anni di distanza non avevo neanche l'impressione di recitare nello stesso ruolo. Posso dire però che sia Cameron Crowe che Alejandro Amenabar tengono molto a creare un'atmosfera distesa sul set e usano molto la musica per raggiungere lo scopo." Ed ecco che le arriva la domanda più importante: come si sente ad essere una delle poche attrici europee ad aver sfondato negli Usa? Ma prima che lei possa rispondere è Cruise a farlo per lei "Noi sapevamo che era una presenza speciale, lo avvertivamo sul set perché ha quel mix speciale di eleganza ed accessibilità allo stesso tempo..." Poi si rende conto che le ha tolto la parola ed aggiunge: "scusami se parlo di te come se tu non fossi qui, ma ci tenevo a dirlo" La piccola Cruz dice docile "Ma no grazie, che dici" e riprende umile: "Non ci penso, mi sento solo molto fortunata perché vivo di un lavoro che ho sempre amato e che pensavo di fare fin da bambina". Mentre qualcuno fa notare che sia il film originale che "Vanilla Sky" debbono molto ai libri di Philip K. Dick, autore che Cruise dichiara di conoscere bene, una scheggia impazzita, un collega sfuggito alle maglie del controllo celebrale, chiede candido: "Ma se questo è un film anche sull'impossibilità dell'amore com'è che alla fine vi siete messi insieme?" E mentre Cruise all'inizio fa finta di non capire la domanda, che gli debbono tradurre un paio di volte, ecco arrivare il verbo: "Che c'entra l'impossibilità di amare dei due personaggi con noi? Il set è una cosa e la nostra storia è un'altra. L'impossibilità di amare per il personaggio David Eames è conseguenza delle sue azioni, mentre invece per quanto riguarda il rapporto con Penelope, di cui sono molto fiero, posso solo dire che è iniziato dopo la fine del film". Ecco l'ha ammesso, e mentre Penelope cerca di spiegare come affronta i ruoli, tutte le chiedono anche il suo parere su questa storia: "Siamo molto felici e non aggiungo altro perché queste cose te le possono rivoltare sempre contro". A questo punto i taccuini si fermano, le altre domande sulla realtà parallela, anche se intelligenti, finiscono nel dimenticatoio e poi è solo tempo d'autografi: sulla foto del film in cui i due innamorati si baciano, naturalmente.
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