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K-19
(K-19 The Widowmaker) di Kathryn Bigelow, con Harrison Ford, Liam
Neeson, Peter Sarsgaard, Joss Ackland.
Distribuzione: O1, durata: 140'
LA
TRAMA: Durante la guerra fredda, l'eroico sacrificio dell'equipaggio
di un sommergibile nucleare russo in avaria.
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Ma chi glielo ha fatto fare? Bella e brava, Kathryn Bigelow
aveva già ampiamente dimostrato di essere in grado di dirigere
un film di azione come e meglio di un uomo. Per un insensato gusto
della sfida, si è cimentata stavolta nell'unico tema che
sembrerebbe congenitamente precluso al gentil sesso: quello dell'amicizia
virile, del cameratismo fra uomini in un ambiente senza donne.
Priva, per ovvi motivi, di esperienza personale in proposito,
la regista ha così finito per scimmiottare i classici del
genere: un paio di Bounty per raccontare l'ammutinamento,
Il massacro di Fort Apache per descrivere il
conflitto fra il militare di carriera e quello di buon senso,
film assortiti sui sommergibili per ricostruire le atmosfere claustrofobiche
e la suspence delle immersioni al limite. Risultato, una antologia
di cliché: dal gioiello della tecnologia che si trasforma
in trappola mortale al codardo che si trasforma in eroe. Peccato,
perché la storia meritava effettivamente di essere raccontata:
un emblema della corsa agli armamenti durante la Guerra Fredda.
Il 4 luglio del 1961, nel sommergibile nucleare russo K-19 si
aprì una falla nel sistema di raffreddamento del reattore.
Di fronte a una situazione impensabile, e con l'altrettanto impensabile
alternativa dì accettare l'aiuto americano, l'equipaggio
del K-19 fece il possibile per riparare la falla, con costi terribili:
nelle settimane e nei mesi seguenti morirono venti uomini a causa
delle radiazioni. L'incidente venne tenuto segreto dai Sovietici,
lasciando così nell'ombra per 30 anni l'eroismo dell'equipaggio,
simile per certi versi a quello degli uomini sacrificatisi a Chernobyl.
Secondo il produttore Joni Sighvatsson, «è
il dramma umano di persone profondamente attaccate al loro paese
e al loro lavoro, ai loro compagni e all'umanità»
che doveva essere raccontato. Ma forse sarebbe stato meglio che
fossero stati i russi a raccontarlo, anziché gli americani
ad appropriarsi dell'eroismo altrui. Alla fine, dopo aver dedicato
enormi risorse e cinque anni del suo tempo a questo progetto,
la Bigelow ha finito per scontentare tutti: dai russi, offesi
di venire rappresentati sì come eroi ma eroi malconci e
pasticcioni; agli americani, spiazzati dal vedere il loro attore-simbolo
Harrison Ford nelle vesti del vecchio nemico.
E' vero che tutti avevano accettato Sean Connery
in Caccia a Ottobre Rosso, ma stavolta l'effetto
di Ford nei panni di un russo è davvero un po' grottesco.
Dopo aver deluso al botteghino, il film è stato presentato
a Venezia: assimilando così il nostro malandato festival
a quelle discariche russe dove giacciono colossali relitti in
disarmo.
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LA BATTUTA: La Siberia per noi è una
tradizione di famiglia.
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