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CALLAS FOREVER
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recensione di Alessandro Bencivenni per la rubrica in collaborazione con Kino
  GIUDIZIO: DELUDENTE MEDIO BUONO OTTIMO

CALLAS FOREVER
di Franco Zeffirelli, con Fanny Ardant, Jeremy Irons, Gabriel Garko e Joan Plowright.
Distribuzione: Medusa, durata: 111'

LA TRAMA: Nel 1977, il tentativo di un impresario di far interpretare alla Callas dei film ispirati alle opere che la resero celebre.

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Negli anni Cinquanta, quando Visconti allestì alla Scala quei cinque spettacoli con la Callas che entrarono nella leggenda e nella storia del melodramma, Zeffirelli era un fedele paggio del maestro e fu testimone diretto di quei trionfi. Successivamente l'ha seguita anche negli anni del declino, dopo aver diretto le sue ultime interpretazioni a Parigi e al Covent Garden, a Londra. Forse per questo, dopo aver rifiutato varie volte l'offerta di girare dei film su di lei, ora che si è finalmente risolto a farlo, Zeffirelli ha scelto di raccontare il viale del tramonto della diva e precisamente quel 1977 che fu anche l'anno della sua morte. «Dopo anni ed anni di ripensamenti, questo mi sembrava il momento giusto. I giovani d’oggi non l’hanno mai conosciuta per cui è più facile proporgli che questa è la vera Maria Callas», ha detto il regista specificando le sue intenzioni. «Credo di poterla mostrare come donna e come persona. Voglio raccontare quanto abbia sofferto e a cosa abbia rinunciato. Devo mostrare i motivi per cui lei era Maria Callas, non solo attraverso la voce… voglio andare oltre quella voce. Voglio far vedere la sua ricerca per la perfezione e la integrità assolute. Voglio rivelare in particolare modo ai giovani cosa significhi essere un genio. E qual è il prezzo che bisogna pagare per vivere soli con il proprio strumento. Nella cultura di oggi, stamattina non sei nessuno, e domani sei famoso. Ma essere un vero genio è una lotta per la perfezione lunga e senza fine. Nel caso di Maria, le sue corde vocali hanno ceduto ed è rimasta senza niente. È stata abbandonata dallo strumento del suo genio.» Ma il problema è proprio questo: che all'epoca del suo isolamento parigino la Callas era ormai senza voce e non cantava più. Di qui l'ingegnosa trovata di raccontare il progetto della diva di interpretare dei film tratti dalle sue opere doppiandosi con la voce dei suoi anni d'oro: idea al tempo stesso truffaldina e geniale, poiché grazie agli artifici della tecnica avrebbe consentito di vedere la Callas interpretare anche l'opera che incise ma non portò mai sulla scena: la Carmen. Peccato però che tutto questo non sia mai accaduto se non nella fantasia del regista e dello sceneggiatore Martin Sherman. L'astuto stratagemma è solo uno degli elementi che fanno grondare di falsità questo film, che pure è diretto paradossalmente da uno di coloro che hanno conosciuto meglio la diva. Ma questo è Zeffirelli: ormai più simile a Paolo Limiti nella sua passione per le dive defunte o decrepite che al suo maestro Visconti nella passione per il melodramma. Il film offre il peggio del suo repertorio: da una grottesca Carmen di cartapesta a un esilarante Gabriel Garko nei panni del più improbabile dei tenori. Peccato perché, a dispetto di tutto, la luce della Callas a tratti illumina il film: grazie soprattutto a una splendida Fanny Ardant che, al di là della somiglianza fisica con la Callas, è capace con la sua recitazione di ricordarne la statura morale, la qualità artistica e l’amabile innocenza.

LA BATTUTA: L'amicizia non fa parte del suo repertorio.

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