|
CALLAS
FOREVER
di Franco Zeffirelli, con Fanny Ardant, Jeremy Irons, Gabriel
Garko e Joan Plowright.
Distribuzione: Medusa, durata: 111'
LA
TRAMA: Nel 1977, il tentativo di un impresario di far interpretare
alla Callas dei film ispirati alle opere che la resero celebre.
 |
|
|
Negli anni Cinquanta, quando Visconti allestì
alla Scala quei cinque spettacoli con la Callas
che entrarono nella leggenda e nella storia del melodramma, Zeffirelli
era un fedele paggio del maestro e fu testimone diretto di quei
trionfi. Successivamente l'ha seguita anche negli anni del declino,
dopo aver diretto le sue ultime interpretazioni a Parigi e al
Covent Garden, a Londra. Forse per questo, dopo aver rifiutato
varie volte l'offerta di girare dei film su di lei, ora che si
è finalmente risolto a farlo, Zeffirelli ha scelto di raccontare
il viale del tramonto della diva e precisamente quel 1977 che
fu anche l'anno della sua morte. «Dopo anni ed anni di ripensamenti,
questo mi sembrava il momento giusto. I giovani d’oggi non
l’hanno mai conosciuta per cui è più facile
proporgli che questa è la vera Maria Callas», ha
detto il regista specificando le sue intenzioni. «Credo
di poterla mostrare come donna e come persona. Voglio raccontare
quanto abbia sofferto e a cosa abbia rinunciato. Devo mostrare
i motivi per cui lei era Maria Callas, non solo attraverso la
voce… voglio andare oltre quella voce. Voglio far vedere
la sua ricerca per la perfezione e la integrità assolute.
Voglio rivelare in particolare modo ai giovani cosa significhi
essere un genio. E qual è il prezzo che bisogna pagare
per vivere soli con il proprio strumento. Nella cultura di oggi,
stamattina non sei nessuno, e domani sei famoso. Ma essere un
vero genio è una lotta per la perfezione lunga e senza
fine. Nel caso di Maria, le sue corde vocali hanno ceduto ed è
rimasta senza niente. È stata abbandonata dallo strumento
del suo genio.» Ma il problema è proprio questo:
che all'epoca del suo isolamento parigino la Callas era ormai
senza voce e non cantava più. Di qui l'ingegnosa trovata
di raccontare il progetto della diva di interpretare dei film
tratti dalle sue opere doppiandosi con la voce dei suoi anni d'oro:
idea al tempo stesso truffaldina e geniale, poiché grazie
agli artifici della tecnica avrebbe consentito di vedere la Callas
interpretare anche l'opera che incise ma non portò mai
sulla scena: la Carmen. Peccato però che
tutto questo non sia mai accaduto se non nella fantasia del regista
e dello sceneggiatore Martin Sherman. L'astuto
stratagemma è solo uno degli elementi che fanno grondare
di falsità questo film, che pure è diretto paradossalmente
da uno di coloro che hanno conosciuto meglio la diva. Ma questo
è Zeffirelli: ormai più simile a Paolo Limiti
nella sua passione per le dive defunte o decrepite che al suo
maestro Visconti nella passione per il melodramma. Il film offre
il peggio del suo repertorio: da una grottesca Carmen di cartapesta
a un esilarante Gabriel Garko nei panni del più
improbabile dei tenori. Peccato perché, a dispetto di tutto,
la luce della Callas a tratti illumina il film: grazie soprattutto
a una splendida Fanny Ardant che, al di là
della somiglianza fisica con la Callas, è capace con la
sua recitazione di ricordarne la statura morale, la qualità
artistica e l’amabile innocenza.
 |
LA BATTUTA: L'amicizia non fa parte del suo
repertorio.
 |
LINK |
|
|