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CASOMAI
(Id.) di Alessandro D'Alatri, con Stefania Rocca, Fabio Volo,
Gennaro Nunziante, Mino Manni, Maurizio Scattorin.
Distribuzione: O1, durata: 114'
LA
TRAMA: Una coppia come tante visualizza il giorno delle nozze
le varie strade possibili che può prendere il proprio matrimonio.
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Nel manifesto del film, che ci sorride ironico dai cartelloni
come una pubblicità della famiglia felice, è racchiuso
il senso di questo film, che affronta proprio lo scarto fra la
famiglia ideale degli spot e quella allo sfascio che emerge delle
statistiche Istat, dalle quali apprendiamo che le separazioni
ogni anno colpiscono un quinto delle coppie sposate. Grazie alla
sua esperienza di regista di spot, Alessandro D'Alatri
conosce molto bene curiosità, paradossi e aberrazioni del
mondo della pubblicità. Una di quelle più inquietanti
è che la pubblicità vende prodotti che promettono
la felicità, eppure si rivolge principalmente a persone
infelici, dal momento che gli infelici spendono di più
proprio perché hanno più bisogno di gratificarsi.
Così, come si dice in una battuta del film, «L'infelicità
sembra diventata il motore del mondo». E in uno dei primi
posti fra le tante infelicità possibili si piazza appunto
quella matrimoniale. Il calo del desiderio, le frustrazioni sul
lavoro, i soldi che non bastano mai, l'isolamento sociale nei
confronti degli amici senza figli: ed ecco che gradualmente i
protagonisti del film, che come tutti gli innamorati credono all'inizio
di essere in qualche modo speciali, finiscono per diventare una
coppia come tante altre, che non lotta più, non comunica,
litiga senza nemmeno sapere perché. Ciò che fino
a ieri era considerato normale, cioé farsi una famiglia,
sembra oggi un percorso ad ostacoli pieno di incognite: la normalità
insomma è diventata eccezione. Eppure, nonostante certi
momenti crepuscolari, Casomai non è un film pessimistico,
e anzi si sforza di lanciare un messaggio positivo: ma senza prendere
scorciatoie consolatorie e restando sempre nei binari della concretezza
e dell'onestà. «Forse la speranza non è morta:
quando l'amore non si fa sentire, non è sempre detto che
sia finito. Spesso è solo soffocato, sepolto da mille difficoltà
che nulla hanno a che vedere con l'amore». Sempre attento
e psicologicamente credibile - anche se di rado davvero emozionante
- il film di D'Alatri centra in particolare il problema del difficile
equilibrio fra l'intimità di coppia e le interferenze del
contesto familiare e sociale. Ed ha il coraggio di raccontare
la realtà in un momento in cui i sondaggi dicono che il
pubblico preferisce sognare e il quotidiano non piace. Dunque,
non un capolavoro, ma uno specchio onesto e un interessante spunto
di riflessione. Ma per chi? Il film si rivolge soprattutto a un
pubblico di 30-35enni: lo stesso, per intenderci, de L'ultimo
bacio. E qui rientrano in ballo le statistiche, che danno
il lettore medio di Clarence fra i 18 e i 24 anni. Ma anche se
vi sentite troppo giovani per essere direttamente interessati
alle problematiche matrimoniali, è sempre meglio avvantaggiarsi
per non farsi cogliere impreparati: casomai...
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LA BATTUTA: Con le donne meno dici, meno fatichi,
meglio ti trovi!
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