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DA ZERO A DIECI
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recensione di Alessandro Bencivenni per la rubrica in collaborazione con Kino
  GIUDIZIO: DELUDENTE MEDIO BUONO OTTIMO

DA ZERO A DIECI
(Id.) di Luciano Ligabue, con Massimo Bellinzoni, Pierfrancesco Favino, Elisabetta Cavallotti, Stefano Pesce, Stefania Rivi, Fabrizia Sacchi, Stefano Venturi .
Distribuzione: Medusa, durata: 99'

LA TRAMA: Un quartetto di amici sulla quarantina va a Rimini per rivivere vent'anni dopo un mitico week-end dell'estate 1980.

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Il titolo nasce dalla fissazione di Giove, uno dei protagonisti, che si sente sempre messo sotto esame e commenta sarcasticamente: «Coi voti cominciano appena nasci. Siamo qui per prendere e dare voti. Non c'è niente di male. Se non c'è niente di male a smettere di fare quello che vuoi per fare solo quello che ti fa avere buoni voti». Aleggia dunque nel film il rimpianto di una libertà perduta: forse mai interamente posseduta, ma almeno sfiorata nella giovinezza. Costellato come Radiofreccia di ricordi autobiografici, Dazeroadieci condivide col primo film di Ligabue la nostalgia per il periodo a cavallo fra gli anni Settanta e gli Ottanta. Solo che nel primo caso la nostalgia era solo nel narratore, mentre qui è anche nei personaggi, che non fanno altro che rivangare sul sogno perduto di un grande futuro sempre promesso e mai conquistato. Questo rende il film un po' ripetitivo e forse anche un po' estraneo alla sensibilità del pubblico più giovane. Destinataria del messaggio del Liga sembra piuttosto la generazione vicina ai quaranta, cronicamente inadeguata a crescere: la stessa raccontata da Muccino ne L'ultimo bacio. Consapevole del divario generazionale con i ragazzi d'oggi, il Liga trova conforto nella sopravvivenza di alcuni valori condivisi: il principale dei quali resta la gnocca. E, ad essa indissolubilmente legata, l'amicizia. Se infatti sembra tramontato il sogno di un mondo solidale, una versione in miniatura di quella utopia sopravvive nel microcosmo del quartetto di vitelloni di provincia. Giove, Libero, Biccio e Baygon vanno ad accrescere una lunga e gloriosa galleria di personaggi-simbolo dell'amicizia maschile. Accanto ad essi, il loro corrispettivo femminile: un quartetto di amiche, un po' meno approfondito da un punto di vista psicologico, ma valorizzato dalle buone interpretazioni delle attrici, fra cui spiccano Fabrizia Sacchi ed Elisabetta Cavallotti. Se tutto ciò non si distingue per originalità, va riconosciuto che è trattato con finezza. Tenuti abilmente in bilico fra goliardia e nostalgia, i personaggi non sono mai superficiali né volgari: è particolarmente elegante il modo in cui viene trattata l'omosessualità di uno di loro e come viene suggerito l'aleggiare del fantasma di un vecchio amico scomparso, vittima della strage di Bologna de 2 agosto 1980. A sostenere il tutto, naturalmente, la musica. Il film non è accompagnato da una vera e propia colonna sonora, come nel caso di Radiofreccia, ma contiene il nuovo singolo di Ligabue, «Questa è la mia vita», oltre al pezzo «Libera uscita», valorizzato da un bel numero coreografico. Insomma, se ci lasciamo contagiare anche noi dalla mania dei voti e proprio non resistiamo alla tentazione di dare una pagella al film, direi che stavolta, da zero a dieci, siamo sul sette.

LA BATTUTA: Rimini è come il blues: dentro c'è tutto.

LINK  
L'home page del film
La conferenza stampa
Lo speciale su Ligabue

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