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HOLLYWOOD ENDING
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recensione di Alessandro Bencivenni per la rubrica in collaborazione con Kino
  GIUDIZIO: DELUDENTE MEDIO BUONO OTTIMO

HOLLYWOOD ENDING
(Id.) di Woody Allen, con Woody Allen, George Hamilton, Tea Leoni, Debra Messing.
Distribuzione: Medusa, durata: 120'

LA TRAMA: Un regista in declino perde la vista per un fenomeno psicosomatico durante le riprese del film che dovrebbe rilanciarlo.

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Ci sono due tipi di registi: quelli come Alfred Hitchcock, talmente sicuri del risultato di quanto avevano girato da non assistere nemmeno alla proiezione di controllo dei giornalieri, e quelli invece per i quali ogni film è un tuffo del buio, dall'esito perennemente imprevedibile e incerto. Non c'è dubbio che Woody Allen appartiene a questa seconda categoria, almeno a giudicare dalla esilarante metafora da lui utilizzata stavolta: quella di un regista che gira un film letteralmente alla cieca. Se in Harry a pezzi la realtà diventava sfocata, qui Woody brancola completamente nel buio, avendo perso la vista per un malanno psicosomatico. Un incidente professionale decisamente problematico, che induce il protagonista a porsi la seguente domanda: se Beethoven compose delle immortali sinfonie da sordo, un regista può girare un film da cieco? Dietro questo quesito spiritoso e paradossale, si nasconde un tema serio e importante: quello della consapevolezza di un autore nei confronti dell'opera che sta creando. Non è infatti assolutamente scontato che chi crea sia conscio della riuscita artistica della sua opera. «Solo di rado il mio giudizio su ciò che ho creato corrisponde all'opinione che ne hanno critica e pubblico», ha ribadito l'attore-regista nell'incontro con la stampa: «Per esempio, quando girai Manhattan feci un gesto d'amore verso New York ma ero completamente cieco rispetto agli effetti che questo film avrebbe potuto avere sugli spettatori e sulla città e rimasi sorpreso di vederlo accolto con successo. Sono convinto che la vera creazione artistica promani dall'inconscio. Non è possibile elaborare la materia razionalmente per trasformarla in arte: si otterrebbe solo qualcosa di scolastico ma privo di anima. Insomma, non è affatto necessario vedere per creare». E alla cieca recitano anche gli attori del film che, con l'eccezione dei due protagonisti, Allen ha tenuto completamente allo scuro del copione per assicurarsi da loro la massima spontaneità possibile. E' quello che ha ottenuto anche da Mark Rydell, glorioso regista della vecchia guardia, al quale Allen fa interpretare il delizioso cammeo di un agente cinematografico disposto a tutto pur di tutelare il suo cliente. Procedendo a tentoni, tutti riescono dunque in questo film a dare il meglio di sé. Eppure, il bagno di realtà al quale la cronaca attuale ci costringe quotidianamente, obbliga ad apire gli occhi anche a Woody Allen, che si propone per il futuro di toccare note più serie. Hollywood Ending potrebbe essere l'ultima delle sue commedie leggere. Infatti, come recita il grande comico in una battuta del film: Un giorno alzi la testa e ti accorgi che le risate non bastano.

LA BATTUTA: Il cuore è imprevedibile. Non è come il fegato o la milza.

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L'home page del film

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