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FORMULA
PER UN DELITTO
(Murder By Numbers) di Barbet Schroeder, con Sandra Bullock, Ray
Gosling, Michael Pitt, Agnes Bruckner, Chris Penn e Ben Chaplin.
Distribuzione: Warner Bros., durata: 118'
LA
TRAMA: La sfida fra una poliziotta dal passato tormentato
e due studenti crudeli e geniali, alla ricerca del delitto perfetto.
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Un po' come certe tenniste, Sandra Bullock conduce
con successo una carriera oculata e cinica, producendosi in proprio,
amministrandosi in famiglia e accumulando prestazioni efficaci
ma senza spessore, tese unicamente al profitto. Da parte sua,
il regista tedesco Barbet Schroeder, da quando
è emigrato in America, tenta con alterna fortuna di conciliare
le esigenze alimentari con un guizzo di originalità e ha
scelto, come il suo illustre predecessore Fritz Lang,
di cercare nel genere nero e poliziesco lo spazio per indagare
le zone più ombrose e problematiche del carattere umano
e cogliere le contraddizioni più segrete del paese che
lo ospita. Il risultato di questo strano incontro è un
film singolare, parzialmente irrisolto ma ricco di motivi di interesse.
Lo spunto ufficiale è un vecchio caso di cronaca che riguardava
due giovani uomini, Leopold & Loeb che, nel 1924, avevano
progettato un rapimento con omicidio come fosse un gioco di strategia,
tentando di compiere il crimine perfetto. Ma il vero punto di
riferimento è Nodo alla gola, il celebre
film del '48 di Alfred Hitchcock su una coppia
di intellettuali trasformatisi in assassini per il gusto dell'atto
gratuito. Come in quel caso, il sottotesto è il legame
segretamente omosessuale fra i due: anche se la trasposizione
attuale rende più evidenti - e oggi politicamente scorrette
- le implicazioni omofobiche dell'equazione omosessualità
uguale crimine. Nonostante questo però, il loro legame
morboso, il gusto della sfida e la folle determinazione di considerare
l’omicidio alla stregua di un esperimento scientifico o
di un problema di matematica hanno una notevole efficacia espressiva,
grazie anche alla inquietante interpretazione di Ryan
Gosling, che aveva già impressionato nel ruolo
paradossale dell'ebreo nazista in in The Believer,
e del mellifluo Michael Pitt. Quanto alla Bullock,
offre anch'essa una interpretazione più impegnativa e meno
ammiccante del solito, in un ruolo scontroso, sofferto e problematico
che ricorda certi personaggi femminili forti e complessi degli
anni Quaranta. L'abbondanza delle citazioni visive e letterarie
rende al tempo stesso il film raffinato e artificioso. Prevale
comunque il fascino di una tenebrosa seduzione, basata sul consolidato
principio che lo spettatore, esattamente come gli investigatori,
è portato ad identificarsi non con la vittima ma con l'assassino.
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LA BATTUTA: Non si vive con pienezza se non
si è pronti ad delitto e al suicidio.
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