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L'ORA
DI RELIGIONE
IL SORRISO DI MIA MADRE
(Id.) di Marco Bellocchio, con Sergio Castellitto, Jacqueline
Lustig, Chiara Conti, Gianni Schicchi, Toni Bertorelli e Piera
Degli Esposti.
Distribuzione: Istituto Luce, durata: 102'
LA
TRAMA: Un pittore ateo apprende dalle gerarchie vaticane che
vogliono fare santa sua madre.
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La generazione dei cosiddetti sessantottini è accomunata
dalla coscienza del fallimento dei propri sogni rivoluzionari,
ma si differenzia nelle reazioni: chi ha avuto modo di riflettere
sugli errori, chi di pentirsi degli orrori, chi continua a sperare
nei valori. In qualche modo cineasta ufficiale di quella
generazione, Bellocchio in questo film raffigura e riassume
tutti questi punti di vista, ma al tempo stesso li travalica:
va oltre il piano della realtà per porsi dei fondamentali
quesiti di ordine estetico, etico e morale, avventurandosi verso
i confini della trascendenza ma senza varcarli. Nei confronti
del divino, non si dimostra né un irriducibile né
un pentito ma si limita a confrontarsi da laico con il fenomeno
più estremo e in qualche modo più rivoluzionario
per un credente: la santità. Il punto di partenza è
il paradosso misterioso e assurdo di un non credente al quale
si comunica che è in corso il processo di santificazione
di sua madre. A una lettura superficiale, L'ora di religione
potrebbe sembrare una satira del mercato delle beatificazioni:
e certamente offre un quadro impietoso dell'intrico di interessi
che porta un gruppo di ipocriti a investire per opportunismo su
valori nei quali non credono. Ma il tono onirico, irrazionale,
quasi psicoanalitico del film ci obbliga a una lettura più
profonda, dove il sorriso sarcastico lascia spazio ad emozioni
più intense: la rabbia, la pietà, la meraviglia.
Come ne L'udienza di Marco Ferreri, ci si inoltra
in una specie di giallo metafisico. Il Padre, la Madre, le figure
archetipiche che da sempre popolano il tormentato immaginario
di Bellocchio si arricchiscono di nuove implicazioni, oltre quelle
offerte dalle vecchie interpretazioni marxiste o freudiane, indirizzandoci
verso suggestivi paradossi. Il protagonista rifiuta infatti di
credere a quella che giudica una falsa esperienza mistica, ma
al tempo stesso ne vive una vera, in nome di quel valore che per
un laico ha la stessa forza della fede per un credente: e cioèla
coerenza nei confronti dei suoi principi morali. Come dice il
regista a proposito del suo alter-ego (interpretato da un ottimo
Castellitto): «Quest'uomo laico, lontano dalla religione
da tanto tempo, scopre di non essersene ancora separato del tutto.
Direbbero i preti: perché è impossibile. Io la penso
diversamente e, simpatizzando col protagonista, in cui in buona
parte mi riconosco, riprendo con lui, nel film, il cammino lunghissimo,
ma forse non interminabile, di una definitiva separazione: con
il conforto del Santo Padre, che riconosce comunque al giusto,
anche se non credente, un posto in Paradiso». Insomma Bellocchio
potrebbe oggi sottoscrivere quel che diceva di sé il grande
Buñuel: sono ateo, grazie a Dio.
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LA BATTUTA: L'eternità è
un investimento sicuro.
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