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SPIDER-MAN
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recensione di Alessandro Bencivenni per la rubrica in collaborazione con Kino
  GIUDIZIO: DELUDENTE MEDIO BUONO OTTIMO

SPIDER-MAN
(Id.) di Sam Raimi, con Tobey Maguire, Willem Dafoe, Kirsten Dunst, James Franco, Cliff Robertson.
Distribuzione: Columbia, durata: 121'

LA TRAMA: Un ragazzo imbranato viene punto da un ragno mutante e ne assume gli straordinari poteri.

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L'Uomo Ragno nasce nel 1962 dalla fantasia del mitico Stan Lee, che crea così il suo ennesimo eroe problematico per la Marvel. Il successo straordinario del personaggio garantisce la longevità della saga, che subisce negli anni Ottanta una drastica svolta in chiave visionaria e dark da parte di Todd Mc Farlane e nel 1998 un discusso restyling ad opera di un'altra celebre matita, quella di John Byrne. Gli autori di questo esemplare adattamento cinematografico hanno preferito però ritornare allo spirito originale delle storie classiche di Lee: il risultato è uno dei migliori esempi di trasposizione cinematografica di un fumetto. Si comincia subito bene, con dei suggestivi titoli di testa. Poi il film di Sam Raimi si caratterizza per una finezza di racconto e un approfondimento psicologico che lo differenzia da qualsiasi banale action-movie. Come in tutte le migliori storie fantastiche, la base della storia è realistica e prende le mosse da quelle repentine trasformazioni fisiche e quelle sconvolgenti tempeste ormonali che sono caratteristiche dell'adolescenza. Sebbene adolescente non lo sia più, Tobey Maguire è tuttavia perfetto, con la sua faccia da ragazzino intelligente e imbranato, a impersonare la doppia dimensione psicologica del personaggio: supereroe da un lato, disadattato dall'altro. E non è da meno Willem Dafoe nell'interpretare l'antagonista schizofrenico Goblin. Onnipotenza e impotenza, eccezionalità e mostruosità: due estremi che sono tipici della linea d'ombra fra giovinezza e maturità, ma anche della linea editoriale della Marvel, fedele alla formula supereroi con superproblemi. Lo sceneggiatore David Koepp ha fatto miracoli nel condensare in due ore molti capitoli della saga e le poche libertà che si è concesso credo meritino la tolleranza dei fan. «Ero sinceramente preoccupato perché lavorare su Spiderman è un po' come camminare su un terreno sacro, per me e per tutti i lettori e i fan che lo hanno seguito in questi 40 anni», ha confessato il regista. «Sentivo di essermi accollato una tremenda responsabilità, così per catturare il vero spirito e l'essenza di Spiderman mi sono concentrato sugli aspetti del personaggio che sentivo fondamentali. Io credo che la forza di Spiderman risieda nel fatto che sia una persona vera, come uno di noi». Insomma, ecco svelato il segreto: l'Uomo Ragno piace perché è un superuomo comune.

LA BATTUTA: L'unica cosa che la gente ama più di un eroe è vederlo morire combattendo.

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L'home page del film
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