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I TENENBAUM
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recensione di Alessandro Bencivenni per la rubrica in collaborazione con Kino
  GIUDIZIO: DELUDENTE MEDIO BUONO OTTIMO

I TENENBAUM
(Royal Tenenbaum) di Wes Anderson, con Danny Glover, Gene Hackman, Anjelica Huston, Bill Murray, Gwyneth Paltrow, Ben Stiller, Luke Wilson, Owen Wilson.
Distribuzione: Buena Vista, durata: 108'

LA TRAMA: Il padre di una catastrofica famiglia di geni falliti cerca di recuparere in extremis l'affetto dei figli.

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Il brullo panorama dei vari medici in famiglia e delle altre desolanti fiction televisive invoca a giustificazione della propria piattezza il principio che lo spettatore ama identificarsi in una rassicurante banalità che gli assomiglia. Se così fosse non ci sarebbe pubblico per questo film, che fa dell'eccentricità la propria bandiera e che ritrae una famiglia di ex-ragazzi prodigio nei quali in teoria sarebbero ben pochi a potersi rispecchiare. Invece I Tenenbaum è piaciuto, e molto. Il suo segreto sta nel saper unire quotidianità e bizzarria, sentimento e crudeltà: qualcuno ha definito il film un misto di Frank Capra e David Lynch, ed in effetti lo si potrebbe battezzare L'eterna illusione del nuovo millennio. A scrivere lo splendido copione è la coppia di amici formata dal regista Wes Anderson e dall'attore Owen Wilson. Entrambi di famiglie speciali se ne intendono: quella degli Anderson contempla una madre archeologa e un fratello artista; quella dei Wilson annovera vari scrittori e il fratello di Owen è l'ottimo attore Luke Wilson, anch'egli nel cast. I due autori sono accomunati da un raro senso dell'ironia e da una raffinata cultura letteraria che cosparge il copione di riferimenti alla storia letteraria newyorchese e al mondo della rivista New Yorker. Tutto molto speciale, dunque, in una storia che racconta una famiglia agli antipodi della normalità: «Abbiamo avuto l'idea di questa famiglia di geni», dice il regista, «in cui ogni membro possedeva doti eccezionali in un ambito particolare. Tuttavia, la loro vita familiare era tanto insopportabile da farne degli adulti incapaci di affrontare tutti quei problemi che la maggior parte delle persone sanno risolvere». Eppure, personaggi e situazioni volutamente sopra le righe ci appaiono via via sempre più prossimi: non c'è infatti bisogno di essere dei geni per comprendere sentimenti come l'inadeguatezza, la frustrazione di deludere le aspettative di chi ci ama, il desiderio di rimediare agli errori commessi nei nostri legami affettivi. Così il miracolo si compie e al sarcasmo comincia a sovrapporsi l'emozione, fino ad uno straordinario finale che riesce ad essere riconciliatorio senza mai diventare stucchevole. Catalizzatore di tanta ricchezza drammatica è il protagonista interpretato da Gene Hackman, col suo misto di dolcezza e cattiveria, generosità e puttaneria mescolate insieme. Un ritratto di famiglia che finalmente tratta i sentimenti senza cadere nei luoghi comuni e affronta temi scabrosi con leggerezza: e se in un film distribuito dalla Disney si parla di droga, suicidio ed incesto è segno che anche nel cinema per famiglie i tempi sono davvero cambiati.

LA BATTUTA: Lo so che tutti mi hanno sempre considerato uno stronzo: è il mio stile.

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