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IL SIGNORE DEGLI ANELLI
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recensione di Alessandro Bencivenni per la rubrica in collaborazione con Kino
  GIUDIZIO: DELUDENTE MEDIO BUONO OTTIMO

IL SIGNORE DEGLI ANELLI
La Compagnia dell'Anello

(Lord of the Rings: The Fellowship of the Rings) di Peter Jackson, con Elijah Wood, Jan McKellen, Viggo Mortensen, Ian Holm, Christopher Lee, Cate Blanchett, Hugo Weaving.
Distribuzione: Medusa, durata: 178'

LA TRAMA: Un piccolo Hobbit dal cuore puro viene incaricato di custodire un potente amuleto portatore di odio e di rovina.

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Quando il professor John Ronald Reuel Tolkien cominciò a scarabocchiare, nelle pause di una correzione di compiti, i primi appunti sugli Hobbit, di certo non poteva prevedere che da quel foglietto sarebbe nato il monumento del genere fantasy, considerato addirittura da alcuni il più grande fenomeno letterario del ventesimo secolo. Nell'accingersi all'adattamento cinematografico, il regista Peter Jackson aveva invece la gravosa consapevolezza di affrontare un capolavoro, venerato da oltre cento milioni di lettori. Ma, anziché farsi intimidire, ha affrontato l'avventura nello spirito migliore: considerandosi lettore e spettatore lui stesso. «La prima volta che lessi Il Signore degli Anelli», racconta, «avevo diciassette anni. Il primo pensiero fu: non vedo l'ora che qualcuno ne faccia un film perché lo voglio vedere. Così aspettai una ventina d'anni e, dato che nessun altro lo faceva, decisi di farlo io». Una delle ragioni che aveva reso impossibile in passato l'adattamento cinematografico della saga era l'inadeguatezza tecnologica degli effetti speciali. Oggi, grazie alla sua stessa società, la Weta, Jackson è stato in grado di realizzare qualsiasi magia visiva, compresa la realizzazione di un personaggio interamente digitale, Gollum. Tuttavia il regista ha utilizzato la computergrafica evitando sempre che la tecnologia prendesse il sopravvento sugli aspetti umani. Per Jackson, l'elemento magico e favolistico non deve avere solo l'intento di stupire ma soprattutto la capacità di commuovere: così il film conta momenti toccanti, come l'incontro di Frodo con la dama Galadriel (l'affascinante Cate Blanchett) o la morte e il riscatto in extremis del nobile Boromir. Il segreto per rendere verosimile un mondo immaginario popolato di Elfi e di Orchi è stato di considerarlo come se fosse reale: una pagina di storia arcaica caduta nell'oblio. Esattamente come lo stesso Tolkien, che lavorò fino alla morte per elaborare i linguaggi, perfezionare i dettagli, completare le mappe della sua visione. Il risultato è una Nuova Zelanda meravigliosamente trasfigurata in Terra di Mezzo, che il direttore della fotografia Andrew Lesnie ha differenziato cromaticamente in base alle diverse regioni: dalla dorata Contea alla tetra Brea. L'aspetto visivo del film è coerente alle tavole disegnate dai più celebri illustratori del libro, entrambi cooptati nella produzione: l'onirico Alan Lee e il gotico John Howe. Di essi il film mutua pregi e difetti: dalla suggestione onirica agli sconfinamenti nel kitsch. Ma, nel complesso, Jackson esce decisamente vittorioso dal cimento di dar vita e anima a questa moderna mitologia apocrifa: poiché, oltre al senso dello spettacolo, ne possiede anche uno più possente e raro, il senso del Meraviglioso.

LA BATTUTA: Un Anello per domarli, un Anello per trovarli, un Anello per ghermirli e nel buio incatenarli...

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L'home page del film
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