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IL
SIGNORE DEGLI ANELLI La Compagnia dell'Anello
(Lord of the Rings: The Fellowship of the Rings) di Peter Jackson,
con Elijah Wood, Jan McKellen, Viggo Mortensen, Ian Holm, Christopher
Lee, Cate Blanchett, Hugo Weaving.
Distribuzione: Medusa, durata: 178'
LA
TRAMA: Un piccolo Hobbit dal cuore puro viene incaricato di
custodire un potente amuleto portatore di odio e di rovina.
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Quando il professor John Ronald Reuel Tolkien cominciò
a scarabocchiare, nelle pause di una correzione di compiti, i
primi appunti sugli Hobbit, di certo non poteva prevedere che
da quel foglietto sarebbe nato il monumento del genere fantasy,
considerato addirittura da alcuni il più grande fenomeno
letterario del ventesimo secolo. Nell'accingersi all'adattamento
cinematografico, il regista Peter Jackson aveva invece
la gravosa consapevolezza di affrontare un capolavoro, venerato
da oltre cento milioni di lettori. Ma, anziché farsi intimidire,
ha affrontato l'avventura nello spirito migliore: considerandosi
lettore e spettatore lui stesso. «La prima volta che lessi
Il Signore degli Anelli», racconta, «avevo
diciassette anni. Il primo pensiero fu: non vedo l'ora che
qualcuno ne faccia un film perché lo voglio vedere.
Così aspettai una ventina d'anni e, dato che nessun altro
lo faceva, decisi di farlo io». Una delle ragioni che aveva
reso impossibile in passato l'adattamento cinematografico della
saga era l'inadeguatezza tecnologica degli effetti speciali. Oggi,
grazie alla sua stessa società, la Weta, Jackson
è stato in grado di realizzare qualsiasi magia visiva,
compresa la realizzazione di un personaggio interamente digitale,
Gollum. Tuttavia il regista ha utilizzato la computergrafica evitando
sempre che la tecnologia prendesse il sopravvento sugli aspetti
umani. Per Jackson, l'elemento magico e favolistico non deve avere
solo l'intento di stupire ma soprattutto la capacità di
commuovere: così il film conta momenti toccanti, come l'incontro
di Frodo con la dama Galadriel (l'affascinante Cate Blanchett)
o la morte e il riscatto in extremis del nobile Boromir. Il segreto
per rendere verosimile un mondo immaginario popolato di Elfi e
di Orchi è stato di considerarlo come se fosse reale: una
pagina di storia arcaica caduta nell'oblio. Esattamente come lo
stesso Tolkien, che lavorò fino alla morte per elaborare
i linguaggi, perfezionare i dettagli, completare le mappe della
sua visione. Il risultato è una Nuova Zelanda meravigliosamente
trasfigurata in Terra di Mezzo, che il direttore della fotografia
Andrew Lesnie ha differenziato cromaticamente in base alle
diverse regioni: dalla dorata Contea alla tetra Brea. L'aspetto
visivo del film è coerente alle tavole disegnate dai più
celebri illustratori del libro, entrambi cooptati nella produzione:
l'onirico Alan Lee e il gotico John Howe. Di essi
il film mutua pregi e difetti: dalla suggestione onirica agli
sconfinamenti nel kitsch. Ma, nel complesso, Jackson esce decisamente
vittorioso dal cimento di dar vita e anima a questa moderna mitologia
apocrifa: poiché, oltre al senso dello spettacolo, ne possiede
anche uno più possente e raro, il senso del Meraviglioso.
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LA BATTUTA: Un Anello per domarli, un Anello
per trovarli, un Anello per ghermirli e nel buio incatenarli...
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