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ATLANTIS
l'impero perduto
(Atlantis: The Lost Empire) di Kirk Wise e Gary Trousdale, con
le voci italiane di Massimiliano Manfredi, Michele Kalamera, Claudio
Bisio, Stella Musy, Pasquale Anselmo, Franca Valeri, Enzo Garinei,
Gianni Musy.
Distribuzione: Buena Vista, durata: 95'
LA
TRAMA: Un giovane studioso entusiasta si mette sulle tracce
della mitica Atlantide, ma i componenti della spedizione covano
propositi meno idealistici.
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Tempi duri per la Disney: da quando ha perso il monopolio dei
cartoon e deve affrontare una agguerrita concorrenza, sembra aver
smarrito la sua identità. Non riuscendo più da tempo
a raggiungere gli incassi che erano tradiozalmente sinonimi del
suo marchio, la più tradizionalista fra le Mayors deve
ora tentare strade alternative. E così quest'ultimo film
abbandona le solite canzoncine sentimentali e i soliti simpatici
animaletti per diventare semplicemente la versione animata di
un film di avventura, un po' nello spirito dei film Disney dal
vero degli anni Cinquanta, tipo Ventimila leghe sotto i mari.
In questo intento, la squadra guidata dal produttore Don Hahn
e dai registi Kirk Wise e Gary Trousdale (per intenderci,
quelli de La Bella e la Bestia e di Il gobbo di Notre
Dame) si sono prodigati negli effetti e nelle invenzioni:
esplosioni, vulcani in eruzione, lucciole incendiarie, cristalli
lucenti, macchine volanti a forma di pesce, cristalli di energia,
raggi laser, effetti atmosferici, maremoti, bolle d'acqua e scene
di massa. Il tutto all'ombra della immortale leggenda di Atlantide
e alla luce di una rivisitazione grafica delle suggestive fanta-tecnologie
di inizio-secolo, secondo il proposito: «mettere insieme
scienza e fantasia per produrre una storia di forte intrattenimento».
Oltre al generoso ricorso alla computergrafica, notevole attenzione
è stata riservata alla caratterizzazione dei personaggi,
che annoverano alcuni tipi azzeccati e divertenti fra i comprimari.
Più scialbi, come spesso accade in questi casi, i protagonisti
eroici e romantici. L'effetto complessivo è discreto, ma
manca di una cifra stilistica ben riconoscibile. A mezzo fra Titan
A.E. e Pocahontas, il film tradisce un insieme non
molto riuscito di innesti e di ibridi: non ultimo quello fra il
disegno tradizionale Disney e il tratto caratteristico del famoso
disegnatore di fumetti Mike Mignola, tanto che gli addetti
ai lavori hanno ribattezzato il risultato finale stile Dis-Nola.
Per non parlare degli ammiccamenti all'animazione niponica, con
dei vistosi trapianti dalla serie della Gainax Il Mistero della
Pietra Azzurra. Alla fine, questa elaborata e faticosa miscela
di ingredienti ha sortito al botteghino USA un effetto tutt'altro
che soddisfacente e anche in Italia gli incassi sono stati minori
che d'abitudine; ma Atlantis segna comunque una importante
fase di transizione, alla ricerca del vero continente perduto
della Disney: il proprio marchio di qualità dei tempi d'oro.
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LA BATTUTA: Sei uno studioso, a giudicare dall'insufficienza
toracica.
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