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IL
DIARIO DI BRIDGET JONES
(Bridget Jones's Diary) di Sharon Maguire, con Renée Zellweger,
Hugh Grant, Colin Firth, Jim Broadbent, Jemma Jones.
Distribuzione: U.I.P., durata: 94'
LA
TRAMA: Una single trentenne è divisa tra la passione
per il suo capufficio e l'attrazione-repulsione per un vecchio
amico.
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Domanda: cosa può sognare di meglio una spettatrice che
di mettersi con un bellone come Hugh Grant? Risposta: potersi
permettere il lusso di mollare un bellone come Hugh Grant. Ecco
l'idea moderna e vincente di questo film, destinato a replicare
il successo degli altri campioni d'incasso della stessa scuderia:
Quattro matrimoni e un funerale e Notting Hill.
Si tratta come negli altri casi di una buona commedia da prescrivere
come valido antidoto alla noia e alla depressione, sottolineando
però le avvertenze e gli effetti collaterali: come una
possibile crisi di rigetto dovuta all'elevato dosaggio di trovate
furbacchione. Già era furbetto di suo il libro omonimo
nato dalla penna della giornalista Helen Fielding. Si trattava
di un racconto settimanale nato nel 1995 sulle colonne del giornale
inglese Independent e trasformato poi in un romanzo di
enorme successo: il diario, narrato in chiave comica, della vita
di una single ultratrentenne che cerca di trovare l'amore nella
confusione di un mondo post-femminista. L'astuzia della Fielding
è stata quella di aggiornare in chiave contemporanea personaggi
e situazioni tratti da un classico della letteratura femminile
ottocentesca: Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen. L'operazione
è diventata un fenomeno culturale e il libro ha venduto
oltre quattro milioni di copie. La trasposizione cinematografica
è stata curata dalla premiata ditta Working Title Films:
quella appunto dei grandi successi sopra citati. La regia è
stata affidata saggiamente a una donna: l'esordiente Sharon
Maguire. Come protagonista femminile è stata scelta
la deliziosa Renée Zellweger, coraggiosamente imbruttita
per l'occasione e fatta ingrassare di parecchi chili con una controdieta
a base di burro di arachidi, hamburger, pizza e gelato. Tutte
mosse felicemente azzeccate. Il film, come il libro, riesce a
centrare una contraddizione ancora attuale dell'universo femminile:
da un lato la consapevolezza di non dover più cercare a
tutti i costi l'approvazione maschile e dall'altro l'ansia di
non riuscire più a innamorarsi. Dispiace solo un certo
abuso di trucchetti narrativi, che fanno ricorso a un collaudato
repertorio di equivoci, inganni, malintesi e disperati inseguimenti
dell'amato bene sulla neve. Come a dire: un po' di nuovo e un
po' di antico e il successo è garantito.
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LA BATTUTA: Se non facevo qualcosa sarei diventata
come Glenn Close in «Attrazione fatale».
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