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IL DIARIO DI BRIDGET JONES
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recensione di Alessandro Bencivenni per la rubrica in collaborazione con Kino
  GIUDIZIO: DELUDENTE MEDIO BUONO OTTIMO

IL DIARIO DI BRIDGET JONES
(Bridget Jones's Diary) di Sharon Maguire, con Renée Zellweger, Hugh Grant, Colin Firth, Jim Broadbent, Jemma Jones.
Distribuzione: U.I.P., durata: 94'

LA TRAMA: Una single trentenne è divisa tra la passione per il suo capufficio e l'attrazione-repulsione per un vecchio amico.

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Domanda: cosa può sognare di meglio una spettatrice che di mettersi con un bellone come Hugh Grant? Risposta: potersi permettere il lusso di mollare un bellone come Hugh Grant. Ecco l'idea moderna e vincente di questo film, destinato a replicare il successo degli altri campioni d'incasso della stessa scuderia: Quattro matrimoni e un funerale e Notting Hill. Si tratta come negli altri casi di una buona commedia da prescrivere come valido antidoto alla noia e alla depressione, sottolineando però le avvertenze e gli effetti collaterali: come una possibile crisi di rigetto dovuta all'elevato dosaggio di trovate furbacchione. Già era furbetto di suo il libro omonimo nato dalla penna della giornalista Helen Fielding. Si trattava di un racconto settimanale nato nel 1995 sulle colonne del giornale inglese Independent e trasformato poi in un romanzo di enorme successo: il diario, narrato in chiave comica, della vita di una single ultratrentenne che cerca di trovare l'amore nella confusione di un mondo post-femminista. L'astuzia della Fielding è stata quella di aggiornare in chiave contemporanea personaggi e situazioni tratti da un classico della letteratura femminile ottocentesca: Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen. L'operazione è diventata un fenomeno culturale e il libro ha venduto oltre quattro milioni di copie. La trasposizione cinematografica è stata curata dalla premiata ditta Working Title Films: quella appunto dei grandi successi sopra citati. La regia è stata affidata saggiamente a una donna: l'esordiente Sharon Maguire. Come protagonista femminile è stata scelta la deliziosa Renée Zellweger, coraggiosamente imbruttita per l'occasione e fatta ingrassare di parecchi chili con una controdieta a base di burro di arachidi, hamburger, pizza e gelato. Tutte mosse felicemente azzeccate. Il film, come il libro, riesce a centrare una contraddizione ancora attuale dell'universo femminile: da un lato la consapevolezza di non dover più cercare a tutti i costi l'approvazione maschile e dall'altro l'ansia di non riuscire più a innamorarsi. Dispiace solo un certo abuso di trucchetti narrativi, che fanno ricorso a un collaudato repertorio di equivoci, inganni, malintesi e disperati inseguimenti dell'amato bene sulla neve. Come a dire: un po' di nuovo e un po' di antico e il successo è garantito.

LA BATTUTA: Se non facevo qualcosa sarei diventata come Glenn Close in «Attrazione fatale».

IL LINK
L'home page del film

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