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La
città degli angeli
di Brad Silberling, con Nicolas Cage, Meg Ryan, André Braugher,
Dennis Franz
Distribuzione:
Warner, durata: 112'
LA
TRAMA: Un angelo custode si innamora di una donna-chirurgo
in piena crisi esistenziale. Ma l'amore metterà in crisi anche
lui.
L'idea,
spesso improvvida, di cimentarsi nel remake di un film dovrebbe
almeno nascere dal fatto che quel film ci è piaciuto. Ma non sembra
ispirata a questa regola di buon senso l'impresa del regista Brad
Silberling. Reduce da «Casper», deve aver pensato che lui con
gli angeli aveva sufficiente dimestichezza per poter "migliorare"
il film di Wenders «Il cielo sopra Berlino». A quanto si deduce
dall'inquietante risultato, gli emendabili difetti del capolavoro
tedesco devono essergli apparsi il dolente romanticismo e la laica
spiritualità: ovvero i suoi pregi più incontestabili. Sbarazzatosi
disinvoltamente di entrambi, Silberling e il suo complice - lo
sceneggiatore Dana Stevens - hanno risparmiato almeno l'idea di
fondo: che un angelo rinunci per amore ai propri privilegi e alla
propria immortalità; ma pigiando senza risparmio sul pedale del
sentimentalismo. Infine, venendo a mancare nella trasposizione
l'ambientazione suggestiva di Berlino - città divisa in due come
il protagonista - si è ritenuto sufficiente, per sostutirla con
Los Angeles, il nome di quest'ultima. Insomma, un film da dimenticare.
O meglio da ricordare come esempio della mentalità hollywoodiana:
capace, certo, di sfornare sovente ottimi film; ma altrettanto
incapace di digerire capolavori che invochino sapori più ricercati
di quelli stracollaudati della cucina a stelle e strisce.
LA BATTUTA:
Alcune cose sono vere, sia che tu ci creda o no!
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