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CONCORRENZA SLEALE
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recensione di Alessandro Bencivenni per la rubrica in collaborazione con Kino
  GIUDIZIO: DELUDENTE MEDIO BUONO OTTIMO

CONCORRENZA SLEALE
(Id.) di Ettore Scola, con Diego Abatantuono, Sergio Castellitto, Gerard Depardieu, Antonella Attili, Claudio Bigagli, Sabrina Impacciatore.
Distribuzione: Medusa, durata: 110'

LA TRAMA: 1938. La rivalità fra due commercianti di stoffe si tramuta in amicizia quando uno dei due, ebreo, diviene bersaglio delle leggi razziali.

clicca per ingrandire Il film è scandito dai disegni di uno dei due piccoli protagonisti, che mette in caricatura sul suo quaderno il mondo risibile degli adulti. Si può leggere forse come un omaggio affettuoso di Scola e Scarpelli alla loro giovinezza (entrambi esordirono come disegnatori umoristici e il padre di Scarpelli fu uno dei grandi illustratori italiani a cavallo fra 800 e 900) ma anche come una dichiarazione di poetica. «Concorrenza sleale» guarda infatti alla Storia con l'acutezza e la semplicità di uno sguardo infantile. E' proprio questa leggerezza il pregio maggiore del film, che compensa ampiamente quel tanto di tradizionale e a tratti un po' risaputo che inevitabilmente traspare nello stile di due decani del cinema italiano. E' il film di due grandi vecchi, ma scritto con l'apporto di due giovani (Silvia Scola e Giacomo Scarpelli, figli del regista e dello sceneggiatore) e indirizzato, almeno nelle intenzioni, ai giovani che poco o nulla sanno delle leggi razziali promulgate dal fascismo contro gli ebrei italiani: regole e divieti imposti nella vita quotidiana, umilianti, assurdi e anche - come spesso succede nel nostro Paese - tragicamente buffi e grotteschi. Era dai tempi de «La famiglia» che Scola non faceva un film pienamente riuscito. Quello si svolgeva in un appartamento di Prati (il quartiere ottocentesco di Roma assai caro al regista), questo ha per palcoscenico un'intera strada: una via immaginaria fra Prati e Borgo sulla quale troneggia a distanza la cupola di San Pietro, simbolo di un Vaticano colpevolmente indifferente alle sorti degli ebrei. Questa strada diventa il teatro naturale di una commedia umana divertente e amara. C'è molto affetto nella ricostruzione del passato, molta finezza nella recitazione di Abatantuono e Castellitto, molta misura nella scelta di raccontare piccoli fatti quotidiani e persone assolutamente comuni. Eppure, proprio grazie a tutto questo, degli umili episodi familiari assurgono senza retorica ad una dimensione esemplare e tragica: come nella bellissima scena finale, dove il trasloco della famiglia ebrea acquista la drammaticità profetica di una vera e propria deportazione. Un po' stonata appare invece la volenterosa partecipazione di Depardieu in un ruolo minore, che esprime in maniera eccessivamente didascalica e programmatica un tema molto caro agli autori: la responsabilità morale di quegli intellettuali che non fanno seguire alcuna azione concreta alle loro indignazioni verbali e alle loro astratte e teoriche dissidenze.

   

LA BATTUTA: Sai qual'è l'amaro paradosso? Io sono poco eppure sono di troppo.

IL LINK
L'home page del film

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