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MORI' CON UN FELAFEL IN MANO
(He Died With A Felafel In His Hand) di Richard Lowenstein, con
Noah Taylor, Emily Hamilton, Romane Bohringer, Alex Menglet.
Distribuzione: Fandango, durata: 107'
LA
TRAMA: Alla quarantasettesima esperienza di casa in comune,
Danny cerca di dare un senso all'amore e all'amicizia.
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Gli appassionati di cinema sono spesso accomunati da un peccato
originale: quello di tendere ad essere più spettatori che
attori anche nella vita. Così, questa trasposizione del
romanzo omonimo di John Birmingham troverà probabilmente
il pubblico cinematografico particolarmente sensibile al tema
del libro, che racconta appunto la difficoltà di riuscire
a diventare protagonisti della propria vita. Il personaggio di
Danny (interpretato dall'ottimo Noah Taylor, già
co-protagonista di Shine) è un trentenne che subisce
passivamente l'amore e l'amicizia, peregrinando continuamente
attraverso le più stravaganti e imprevedibili esperienze
di convivenza con coinquilini casuali. Finché la morte
assurda di uno di questi amici occasionali lo stimola a prendere
finalmente in mano la propria esistenza per non rimanere con il
cerino in mano. Anzi, in questo caso con il felafel : che
è un piatto mediorientale a base di verdure e salsa di
yogurt avvolto in una tortilla. E' appunto con questa specie di
panino in mano che gli altri abitanti della casa trovano il loro
coinquilino stecchito, come suggerisce il titolo, in una posa
grottesca davanti alla TV. Vivace e bizzarro, il film eredita
i pregi ma anche i limiti del romanzo, un po' carente e ripetitivo
nella struttura fatta di aneddoti esilmente collegati. «Il
libro era in cima alle classifiche ma non aveva né molta
struttura né molta storia», ha dichiarato il regista.
«Apre e chiude con un ragazzo morto che stringe tra le mani
un felafel sbocconcellato. In mezzo una variegata serie di personaggi
eccentrici e di aneddoti raccontati da John Birmingham: le sue
osservazioni e i suoi spostamenti su e giù per la costa
est dell'Australia, attraverso un centinaio di case in cui convive
con altri. La maggior parte dei miei film sono incentrati su storie
e aneddoti orali, e questo libro mi ha subito affascinato. La
sfida stava nel trovare un filo conduttore». Infatti la
sceneggiatura si sforza di dare un arco narrativo alla trama e
il rischio della ripetitività è attenuato dal variare
delle ambientazioni nello sconfinato continente australiano: prima
nella cornice tropicale di Brisbane, poi nella cupa e piovosa
Melbourne, infine nella luminosa e variopinta Sydney. Insomma,
un film originale e interessante, coprodotto da uno dei produttori
italiani più intraprendenti e coraggiosi: Domenico Procacci.
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LA BATTUTA: Conobbi un tipo che si masturbava
così tanto che finì per innamorarsi della propria
mano.
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