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a cura di Alessandro Bencivenni in collaborazione con in collaborazione con Kino
  GIUDIZIO: DELUDENTE MEDIO BUONO OTTIMO

Fight Club
di David Fincher, con Brad Pitt, Edward Norton, Helena Bonham Carter.
Distribuzione: Medusa, durata: 135'

LA TRAMA: Un giovanotto depresso incontra un ribelle anarchico e fonda con lui un club dove si pratica la violenza come esperienza catartica e liberatrice.

Il poster Certo, può sembrare un po' paradossale giudicare "medio" un film che ha tutto, salvo il limite di somigliare agli altri e di ripercorrere le solite vie tranquille e strabattute del cinema di intrattenimento. Eppure, a questa sentenza di mediocrità si finisce per arrivare per via aritmetica, sottraendo cioè alle indiscutibili qualità del film i suoi troppi e spesso insopportabili difetti. Cominciamo col dire che tutto nasce dal romanzo-rivelazione di un ex-meccanico, Chuck Palahniuk, pieno di spunti interessanti. A renderlo provocatorio e stimolante basterebbe il punto di partenza, che è un vero capolavoro di cinismo: un uomo è così disperato da frequentare abusivamente gruppi di sostegno per malati terminali, allo scopo di sentirsi meglio degli sventurati di cui simula di condividere i problemi! Ma poi la vicenda scivola via via verso una sorta di ambiguo manifesto di anticonsumismo nichilista e finisce per impantanarsi definitivamente in una trovata di sdoppiamento psicologico un po' scontata. Ma, in fin dei conti, il film schizofrenico lo è per davvero: infatti, se da un lato troneggiano la figura di eroe maledetto di Bred Pitt e una fortissima carica di immaginazione, dall'altro incombe quel pesante e fastidioso tono grottesco tipico di certi film americani con pretese artistiche, di cui già avevamo fatto le spese con «La colazione dei campioni». David Fincher è un regista visionario e interessante, ma pericolosamente incline a compiacimenti metaforici. Aveva fallito il bersaglio in «The Game» e lo aveva centrato in «Seven». Qui resta in bilico fra pregi e difetti, rischiando di scivolare, per eccesso di virtuosismo e di presunzione, proprio in quella palude di mediocrità che mostra di aborrire con tutte le sue forze.

LA BATTUTA: Le cose che possiedi, alla fine ti possiedono.

IL LINK
L'home page del film

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