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Godzilla
di
Roland Emmerich, con Matthew Broderick, Jean Reno, Maria Pitillo,
Hank Azaria
Distribuzione: Columbia, durata: 139'
LA
TRAMA: Un mostruoso dinosauro, frutto di una mutazione provocata
dagli esperimenti nucleari, approda nell'isola di Manhattan.
Per
le nuove generazioni il nome di Godzilla evoca probabilmente più
dei programmi software che non il mitico lucertolone nipponico.
Bisogna infatti andare indietro di alcuni anni per incontrare
i titoli della serie di B-movies dedicati al mostro, che pure
ne vanta ben ventidue: la più lunga mai apparsa al cinema, inaugurata
nel 1954. Astutamente, la coppia Emmerich-Devlin (regista e produttore
di «Independence Day»), di quella lontana serie prende poco più
che il nome (marchio gelosamente registrato dalla Toho Co. Ltd.),
rifacendosi invece a successi più conclamati e recenti, come i
due «Jurassik Park». E' stato ritoccato anche il look del mostro,
ideato originariamente da Inoshiro Honda, e ora adeguatamente
svecchiato da Patrick Tatopoulos. L'idea di fondo è di sfruttare
al massimo il contrasto fra la natura arcaica di Godzilla e il
contesto urbano e tecnologico di una grande città come New York.
La cosa migliore del film è l'aspettativa del mostro, annunciato
dalle impronte, dai passi, dai rumori. Il resto è né più nemmeno
quello che ci si aspetta da questo tipo di film-giocattolo: situazioni
stereotipate e profluvio di effetti speciali. Di suo, Emmerich
ci mette due scelte tipicamente politically correct: lanciare
un blando messaggio ecologista e limitare l'abuso di violenza,
privilegiando il divertimento alla paura. Vista la longevità della
serie, il film non si prende la responsabilità di mettere definitivamente
la parola fine: il mostro viene abbattuto come King Kong, ma c'è
da giurare che risorgerà dalle sue ceneri.
LA BATTUTA: -
Dov'è l'impronta? Non la vedo. - Ci sei dentro!
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