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Paradiso
perduto
(Great
Expectations) di Alfonso Cuaròn, con Ethan Hawke, Gwyneth Paltrow,
Hank Azaria, Ann Bancroft e Robert De Niro.
USA,
1998. Distr.: 20th Century Fox, durata: 111'
LA
TRAMA: Un ragazzo povero, divenuto artista di successo grazie
a un ignoto benefattore, insegue l'amore di una ragazza crudele
e viziata.
Charles
Dickens è tuttora considerato da molti un narratore per l'infanzia,
mentre è pittosto uno dei più grandi narratori dell' 'infanzia:
capace cioè di deformare la realtà attraverso la prospettiva grandiosa,
onirica e quasi allucinata delle esperienze tipiche della primissima
giovinezza e dell'adolescenza. E' una caratteristica che nel cinema
ha trovato a mio avviso il suo massimo corrispettivo in Orson
Welles, benché questi non si sia mai ispirato direttamente allo
scrittore inglese. Proprio all'immenso Welles sembra talvolta
ispirarsi Alfonso Cuaròn, giovane regista di origine messicana,
nell'affrontare la difficile sfida di attualizzare e adattare
per lo schermo il capolavoro di Dickens "Grandi speranze". Uno
degli indizi è l'uso della profondità di campo: utilizzando il
formato panoramico anamorfico il regista ottiene di inquadrare
il protagonista e al tempo stesso di far sentire ciò che
lui vede. Ma, soprattutto, le citazioni wellesiane si percepiscono
nel tono onirico e nel senso del fato. Il risultato è suggestivo
ed insolito, grazie anche alla curiosa idea dello sceneggiatore
Mitch Glazer - originario della Florida - di trasferire l'originaria
ambientazione inglese della vicenda fra i villaggi di pescatori
affacciati sul Golfo della Florida e le ville faraoniche ed eccentriche
di Palm Beach.
LA BATTUTA: Nonostante
io ti garantisca che da lei avrai solo cocenti delusioni e profonde
ferite, tu continuerai a cercarla. Non è una cosa meravigliosa
l'amore?
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