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HANNIBAL
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recensione di Alessandro Bencivenni per la rubrica in collaborazione con Kino
  GIUDIZIO: DELUDENTE MEDIO BUONO OTTIMO

HANNIBAL
(Id.) di Ridley Scott, con Anthony Hopkins, Julianne Moore, Ray Liotta, Gary Oldman, Giancarlo Giannini.
Distribuzione: FilmAuro, durata: 128'

LA TRAMA: Hannibal prospera indisturbato, ma un miliardario orribilmente sfigurato dal cannibale mette la polizia sulle sue tracce per vendicarsi.

clicca per ingrandire Chi non è rimasto sconcertato nello scoprire che il mostro di Firenze aveva il volto di Pietro Pacciani? Perché, se nella realtà il male può avere un aspetto banale, nel nostro immaginario sentiamo la necessità di figurarcelo titanico e seducente. In questo senso, Hannibal the Cannibal è diventato ormai un archetipo definitivo. Ciò che rendeva così inquietante «Il silenzio degli innocenti» non era infatti l'infrangersi di uno degli ultimi tabù del nostro tempo - il cannibalismo - quanto la capacità di rendere affascinante la figura del Mostro. Dopo il grande successo del film e i suoi cinque Oscar, un sequel era inevitabile. Lo scrittore Thomas Harris se l'è cavata con abilità e astuzia, replicando alcuni ingredienti di successo del precedente romanzo: anche qui c'è un cattivo peggiore del Mostro e anche qui la protagonista femminile è al tempo stesso cacciatrice e preda di Hannibal. In più, c'è una ambientazione italiana sufficientemente di maniera da irretire il lettore anglosassone e da irritare quello nostrano. L'accentuazione degli elementi macabri e un sottile disincanto ironico sono indizi di come l'autore abbia lavorato più di mestiere che di ispirazione. Lo stesso può dirsi sostanzialmente di Ridley Scott, che ha accettato di dirigere il sequel dopo la rinuncia di Jonathan Demme. Benché il film si prenda delle libertà rispetto al romanzo (il finale, ad esempio, è completamente diverso), ne conserva le caratteristiche di fondo: come il prevalere delle efferatezze visive sulle raffinatezze dialettiche. Scarseggia la tensione (im)morale che animava il vero Hannibal, e l'orrore si è fatto molto più concreto ma meno conturbante. Ne guadagna invece l'ambientazione in una Firenze livida e irriconoscibile e la vena di macabro romanticismo. Lo humour stempera in parte le scene più macabre (come quella già celebre della cena a base di cervello umano) ma si attenua anche la dimensione quasi metafisica che il male assumeva nell'altro film. "Il pubblico considera Hannibal Lecter un moderno Nosferatu ", dice Scott, "perché è seducente e affascinante e allo stesso tempo ci terrorizza. Come per tutti i grandi mostri della letteratura, esiste una curiosità perversa nei loro confronti. Il fascino di Hannibal però è meno mistico, egli esiste nella nostra contemporaneità, il ché lo rende assolutamente spaventoso: c'è la possibilità che ti cammini a fianco per strada." Anche la recitazione di Hopkins tende a renderci il mostro meno distante. "Questo Hannibal", ha dichiarato l'attore confrontandolo col personaggio dell'altro film "è il tipo di uomo con cui ti farebbe piacere andare al Caffé ". A patto di fare attenzione a non finire sul menu, ovviamente.

  16:9  

LA BATTUTA: Devo confessarle che sto pensando molto seriamente di mangiare sua moglie.

IL LINK
L'home page del film

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