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MALENA
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recensione di Alessandro Bencivenni per la rubrica in collaborazione con Kino
  GIUDIZIO: DELUDENTE MEDIO BUONO OTTIMO

MALENA
(Id.) di Giuseppe Tornatore, con Monica Bellucci, Giuseppe Sulfaro, Giuliano Federico, Matilde Piana, Pietro Notarianni.
Distribuzione: Medusa, durata: 120'

LA TRAMA: L'amore impossibile tra un ragazzino di 14 anni e una bella signora nella Sicilia della Seconda Guerra Mondiale.

Il poster Tornatore sembra uscito dalla macchina del tempo. Possiede un senso del cinema a lettere maiuscole che tutti i registi italiani hanno smarrito o svenduto alla tivvù. Ha un immenso talento, sebbene i suoi difetti siano anch'essi grandi in proporzione e gli impediscano di centrare il capolavoro. Come altri suoi film, «Malèna» è prolisso: dilata fino alle dimensioni di un romanzo quello che un tipico spunto da racconto breve. Ha un doppio finale, poichè riprende a forza la storia quando essa si è già conclusa nella scena della partenza di Malena dal paese. C'è qualche citazione cinefila di troppo e il tono non è sempre in perfetto equilibrio fra il romantico e il grottesco. Ma poco importa: nonostante soffra di priapismo autoriale, quello di Tornatore è cinema-cinema, come da noi non lo si vede da anni. Il punto però è proprio questo. Tratto da un vecchio soggetto di Luciano Vincenzoni, «Malèna» sembra un film di trent'anni fa. Certo, considerando il livello del cinema italiano di oggi, intravedere l'ombra della grande stagione cinematografica del passato può anche scaldare il cuore. Ma c'è da temere che non si tratti di una primavera, ma di una ingannevole estate di San Martino. Nel suo stile classico e sontuoso, Tornatore tradisce - o forse ostenta - il più completo anacronismo. Prodotto con il contributo della Miramax, il film può contare su una distribusione americana. Si può credere, e sperare, che possa piacere là dove l'Italia delle biciclette e delle canottiere è stata ripetutamente apprezzata: come dimostra il successo de «Il postino», di «Mediterraneo» e dello stesso «Nuovo Cinema Paradiso». Me lo auguro sinceramente anch'io e senz'altro Tornatore lo merita a maggior titolo di chiunque altro. Eppure, questa premiata immagine di un'Italia dove il tempo si è fermato e dove anche il cinema che la rappresenta non riesce che a guardare all'indietro, non posso impedire che mi dia i brividi.

  16:9  

LA BATTUTA: L'amore vero è solo quello non corrisposto.

IL LINK
L'home page del film

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