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MEMENTO
(Id.) di Christopher Nolan, con Guy Pearce, Carrie-Ann Moss, Joe
Pantoliano, Harriet Sansom-Harris.
Distribuzione: Istituto Luce, durata: 114'
LA
TRAMA: Un uomo indaga sull'omicidio e lo stupro della moglie
benché menomato da una rara sindrome di perdita della memoria.
Svelare il finale è normalmente il supremo tabù
per qualsiasi giallo che si rispetti: come nei giochi di prestigio
scoprire il trucco rovina la sorpresa e toglie il divertimento.
Invece, in «Memento», le prime sequenze del film raccontano
gli ultimi secondi della storia. Si tratta di un delitto, ma che
vediamo scorrere temporalmente al contrario sullo schermo: una
polaroid prima si sviluppa e poi sbiadisce, il sangue coagulato
rientra nel cadavere, la canna della pistola si allontana dalla
vittima che rivive. Sì, perché in questo particolarissimo
thriller tutta la vicenda si sviluppa a rovescio: conosciamo subito
gli eventi finali, ma essi acquistano senso solo man mano che
si incastrano assieme ai tasselli che li precedono. Il film si
sviluppa seguendo il processo mentale del protagonista, che per
un incidente traumatico è stato privato della memoria recente
ed è incapace di acquisire nuovi ricordi; mentre conserva
intatti quelli che precedono il momento del trauma. All'origine
della malattia, una aggressione nella quale l'uomo, oltre alla
memoria, ha perduto la moglie, stuprata e uccisa. Da quel momento,
è il desiderio di vendetta a tenere in vita il protagonista:
ma la difficoltà nel rintracciare l'assassino è
ovviamente complicata dalla malattia. Tormentato dal ricordo di
ciò che ha perso, l'uomo ricostruisce i frammenti delle
sue giornate appuntandoli attraverso schedari, fotografie, cartelline,
tabelle e persino tatuaggi sulla pelle. Le frasi che appunta rimpiazzano
la sua memoria, permettendogli di fissare il tempo e di rimanere
indirizzato verso il compimento della sua missione. C'è
di che sorprendere e spiazzare un pubblico ormai abituato a tutti
i trucchi del genere poliziesco. Ma la struttura di «Memento»
è qualcosa di più di una semplice bizzarria narrativa:
estremizza ciò che ognuno di noi fa nella realtà,
costruendo la propria identità e affrontando il futuro
partendo dagli oggetti del passato. Come ha detto il regista:
"uno dei nostri obiettivi era quello di mettere lo spettatore
nel ruolo di protagonista, costringendolo ad esaminare le condizioni
esistenziali dell'identità e della operazione quotidiana
di apprendimento ed accrescimento della memoria". Ne
risulta un piccolo gioiello di narrativa cinematografica, che
nello stesso tempo esalta e fa a pezzi l'arte del racconto: quelle
storie che ci piace ascoltare e narrare anche perché ci
aiutano a ricordare a noi stessi chi siamo.
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LA BATTUTA:
Fatti, non ricordi: è così che si indaga.
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