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MUMFORD
(Id.)
di Lawrence Kasdan, con Loren Dean, Hope Davis, Jason Lee, Alfred
Woodard, Martin Short.
Distribuzione: BuenaVista, durata: 111'
LA
TRAMA: Uno psicologo arriva in una piccola città e
risolve i problemi inconfessabili di molti suoi abitanti. Ma lui
stesso nasconde un segreto.
In
un bel libro di qualche anno fa, Simona Argentieri - psicoanalista
ed appassionata di cinema - si divertì ad elencare le maniere
più o meno assurde e fuorvianti con le quali Hollywood
si ostina a mettere in scena la figura dello psicoterapeuta. Nonostante
le molte varianti, la rappresentazione oscilla fra due estremi:
il deus-ex-machina e il ciarlatano. Il protagonista di
«Mumford» è entrambe le cose, così come
tutto il film fa perno su un banalissimo luogo comune: che i problemi
psicologici svaniscono risolvendo quelli di cuore e che in fondo
chiunque può essere il terapeuta di un altro se ha la pazienza
di saperlo ascoltare. Ci si aspetterebbe qualcosa di meno scontato
da un regista-sceneggiatore del calibro di Lawrence Kasdan, che
pure aveva già un po' deluso coi suoi ultimi film. Il fatto
è che in fondo la psicoanalisi è solo un pretesto
per mettere in scena l'ennesima variante de «Il mago della
pioggia»: ossia una storia nella quale un tipo strano, un
po' mago e un po' fanfarone, rivoluziona la vita grigia di un
piccolo centro utilizando metodi poco ortodossi ma che hanno il
dono di mettere a nudo il cuore delle persone e di far lievitare
i loro sogni. Visto in questa chiave, il film risulta meno deludente
e riserba qualche trovata felice: come quella del giovane miliardario
incapace di intessere amicizia disinteressate, o del farmacista
ossessionato dall'erotismo malizioso e ingenuo delle pubblicazioni
osé della sua giovinezza, o ancora il personaggio
paradossale interpretato da Martin Short: che prima, come paziente,
mette nei guai il protagonista e poi lo tira fuori da quegli stessi
guai come avvocato. Abbastanza elegante anche il ricorso a stili
di immagine differenti a seconda che si rappresenti la realtà,
i ricordi del protagonista, le fantasie dei suoi pazienti o la
trasmisione televisiva su misteri irrisolti e persone scomparse
"Unsolved Mysteries". Ma è ancora poco per Lawrence
Kasdan e poco per cimentarsi nell'ennesimo film improbabile sulla
psicoanalisi. Tanto più che Kasdan stesso confessa candidamente
di non avere alcuna esperienza reale in fatto di psicoterapia:
se non quella di aver interpretato come attore la parte dello
psicologo che ha in cura Jack Nicholson in «Qualcosa è
cambiato». Sempre troppo poco.
LA BATTUTA: In
una società libera tu sei ciò che sostieni di essere.
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