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La
mummia
di Stephen Sommers, con Brendan Fraser, John Hannah, Rachel Weisz
Distribuzione:
U.I.P., durata: 124'
LA
TRAMA: Nell'Egitto del 1932, una spedizione archeologica libera
dal suo sepolcro la mummia di un sommo sacerdote. E con essa si
risveglia la maledizione che l'accompagna.
E' un'operazione furbetta ma simpatica questa riedizione de «La
mummia». Furbetta perché cavalca l'attuale successo
iconografico di tutto ciò che sa di egizio, simpatica perché
predilige con leggerezza la strada dell'avventura alla «Indiana
Jones» a quella più scontata, ma non priva di trappole,
dell'horror classico. Il risultato è un filmetto gradevole,
che apre degnamente la stagione cinematografica sul piano dell'intrattenimento
spettacolare. Eppure non si prenda per sprovveduto il regista
e sceneggiatore Stephen Sommers. Di fronte a un film di culto,
già oggetto di sei versioni (anche se le uniche da ricordare
sono la prima, del 1932, diretta da Karl Freund e interpretata
da Boris Karloff, e l'ultima del 1959, diretta da Terence Fisher
e interpretata da Christopher Lee), Sommers si mostra preparato
e si compiace di occhieggiare ai patiti del cinema di genere,
inserendo una gran quantità di citazioni: che vanno dal
viscido personaggio del traditore Beni (Kevin J. O'Connor), che
ricalca certe interpretazioni di Peter Lorre, al personaggio del
curatore del museo (interpretato da Jonathan Hyde, che si rifà
al vecchio caratterista George Zucco. Insomma, senza deludere
cinefili e pubblico, Sonners sa rinverdire il fascino del vecchio
mostro, a dispetto delle sue rughe. A questo proposito, rimarchevoli
gli effetti in computergrafica della decomposizione della mummia,
affidati alla premiatissima ditta Industrial Light & Magic.
LA BATTUTA:
Io gioco solo con la mia vita, mai coi miei soldi.
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