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OGNI
MALEDETTA DOMENICA
(Any
Given Sunday) di Oliver Stone, con Al Pacino, Cameron Diaz, Dennis
Quaid, James Woods, Jamie Foxx, LL Cool J.
Distribuzione: Warner, durata: 161'
LA
TRAMA: L'allenatore di una squadra di football americano vive
un difficile finale di campionato, trovandosi in conflitto con
la proprietaria della squadra e il suo campione.
Non
sapete cosa sia un quarterback, un audible, un huddle
? Non preoccupatevi: non serve essere esperti di football americano
per godersi questo film, come del resto non era necessario conoscere
i segreti della borsa per apprezzare «Wal Street».
Oliver Stone ha il dono di saper proiettare lo spettatore in una
realtà a lui estranea, facendogli percepire a fondo il
cuore di quel mondo e il suo pulsare frenetico. E il cuore del
football americano è il senso della squadra: caratteristica
piuttosto rara in una nazione che ha sempre fatto dell'individualismo
la sua bandiera. A scanso di equivoci, questo concetto fondamentale
è scolpito in una battuta che riassume il senso dell'intero
film: "O risorgiamo adesso come collettivo, o saremo annientati
come individualità. Questo è il football, ragazzi".
Come regista, Stone conosce ovviamente a menadito la strana sintesi
fra individualismo e senso del gruppo che governa il set di un
film e probabilmente la vede riflessa nel gioco del football,
che impone una perfetta sintonia fra i virtuosismi del quarterback
(il regista della squadra, appunto) e gli altri altleti. Stone
racconta in maniera molto efficace questo senso della collettività,
risuscitando con appassionata retorica un altro grande mito americano:
quello dell'amicizia maschile. Il regista (che appare nel film
nel ruolo di un cronista) esprime con passione tutta la sua ammirazione
per i giocatori, descritti come i gladiatori dell'epoca moderna,
feroci e leali (non a caso lo sceneggiatore John Logan è
lo stesso de «Il gladiatore» di Ridley Scott). Si
ritrova l'atmosfera virile di un celebre classico di Aldrich:
«Quella sporca ultima meta». «Ogni maledetta
domenica» ci dà la conferma di quanto già
traspariva in «Wall Street» e in altri film di Stone:
che questo regista, famoso per essere bellicoso, polemico, ruvido
e trasgressivo è in fondo un grande romantico, al quale
il navigato scetticismo non impedisce di credere ancora nei valori
nativi della cultura americana. Il tutto è narrato con
la consueta maestria e con il consueto ritmo frenetico e trascinante.
La versione internazionale, lunga circa due ore e mezza, è
stata ridotta di una dozzina di minuti rispetto a quella americana.
In questa decisione ha probabilmente pesato il timore che il pubblico
europeo si sentisse estraneo a un gioco scarsamente popolare fuori
dagli Stati Uniti. Timore certamente fondato; ma, lo ripeto, non
occorre essere esperti di football americano per apprezzarlo:
in questo film, il gioco non è altro che una delle tante
metafore possibili della vita.
LA BATTUTA: Io
non li subisco gli infarti, li procuro!
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