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PALLOTTOLE
CINESI
(Shanghai
Noon) di Tom Dey, con Jackie Chan, Owen Wilson, Lucy Liu, Brandon
Merrill, Roger Yuan.
Distribuzione: Buena Vista, durata: 110'
LA
TRAMA: Una guardia imperiale cinese finisce nel Far-West per
ritrovare la principessa Pei Pei, scomparsa dalla Città
Proibita.
Estate
2000:
la Triade cinese sfida l'Occidente. Si tratta beninteso di una
sfida tutta cinematografica. In un breve lasso di tempo, sono
infatti usciti tre film di registi di Hong Kong realizzati in
America: «Mission Impossible
2» di John Woo, «Romeo
deve morire» con la star del kung-fu Jet Li e questo
«Pallottole cinesi» con il suo amico-rivale Jackie
Chan. Del terzetto, Chan è certamente quello con meno pretese
ma, proprio per questo, forse il più simpatico. Niente
simbolismo mistico, niente citazioni shakespeariane, ma solo intrattenimento
e divertimento. Chan e il suo partner Owen Wilson, parodiando
allegramente la leggendaria coppia di «Butch Cassidy»,
si aggirano infatti in un improbabile West, più simile
a quello degli spaghetti-western che al western classico, con
tante risate e botte da orbi. La principessa da salvare è
una trovata da operetta e l'ambientazione fra i cow-boy solo un
pretesto per mettere in scena in un contesto inusuale il consueto
repertorio acrobatico di Chan. Il film strizza l'occhio a «Kung
Fu»: una serie televisiva degli anni Settanta che narrava
le avventure di un monaco buddhista in trasferta nel selvaggio
West. La formula è quella tipica di Chan: mescolare azione
e humour, violenza e gag comiche. Un cinema artigianale, agli
antipodi degli effetti speciali. Film sempliciotti e dalle storie
esilissime, che sono soprattutto un'antologia di virtuosismi da
cascatore. In questo, tuttavia, Chan è insuperabile, riuscendo
a dare alle scene di violenza l'innocenza e l'eleganza un po'astratta
di un balletto. Fra i suoi ammiratori si annovera addirittura
Quentin Tarantino, che ha detto di lui: "È uno dei più grandi
personaggi cinematografici che il mondo abbia mai conosciuto.
La fisicità della sua recitazione è una delle migliori dall'avvento
del cinema sonoro". Questa volta eccellono le sequenze in
cui Chan (ribattezzato ironicamente Shanghai Kid) affronta i pellerossa
a mani nude, i cowboys a colpi di ferro di cavallo e, ovviamente,
i suoi compatrioti cinesi a suon di arti marziali assortite. Ex
stuntman, Chan gira tradizionalmente le scene più spericolate
dal vero e senza l'ausilio di controfigure. Ma gli anni passano
per tutti e questa volta l'inossidabile Chan (classe 1954) dà
l'impressione di voler correre un po' meno rischi del solito.
Così, quando salta da un vagone all'altro di un treno,
non lo fa più come un tempo senza stacchi, ma spicca il
salto in una inquadratura ed atterra in un'altra. Insomma, vent'anni
di capitomboli cominciano forse a pesargli. Anche se va detto
che le mayors americane sono molto più prudenti
delle disinvolte produzioni di Hong Kong e che le assicurazioni
occidentali si rifiutano di coprire le acrobazie estreme.
LA BATTUTA: Ora
che siamo uomini di legge non avremo neanche la metà delle
donne che avevamo da banditi.
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