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LIBERATE I PESCI
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a cura di Alessandro Bencivenni in collaborazione con in collaborazione con Kino
  GIUDIZIO: DELUDENTE MEDIO BUONO OTTIMO

LIBERATE I PESCI
di Cristina Comencini, con Laura Morante, Francesco Paolantoni, Michele Placido, Lunetta Savino, Emilio Solfrizzi.
Distribuzione: Medusa, durata: 90'

LA TRAMA: Due famiglie di Lecce, una di gente 'perbene' e l'altra di un boss locale, sono destinate ad imparentarsi per il matrimonio dei rispettivi rampolli.

Il poster Con una serie di colpi di scena e di situazioni paradossali, il film mette in luce le contiguità familiari del passato, i sentimenti privati condizionati dalle necessità economiche, le psicologie indotte dai ruoli, il crogiolo tra bene e male tipico della realtà italiana. La filosofia del film è ben sintetizzata da un malavitoso, che dice: "viviamo nella stessa città, i ragazzi vanno alle stesse scuole, a ballare, al bar. S'incontrano, s'innamorano. E si diventa una grande famiglia. Loro non possono più liberarsi di noi e noi di loro". Si percepisce così l'intenzione dell'autrice: esplorare il rapporto tra sentimenti privati e relazioni sociali, dimostrando quanto il modo di vivere delle persone cosiddette perbene possa essere, in certi contesti e in certe circostanze, contiguo a quello dei malavitosi. Soprattutto al Sud, dove le forti relazioni familiari rendono un po' tutti parenti. Peccato che il tono troppo superficiale del film confini questo discorso più nelle intenzioni che nei risultati. Il film punta infatti sui colpi di scena e sugli intrecci tipici della pochade. Di qui un ritmo estremamente vivace, ampio spazio per il talento degli attori e una notevole maestria nella scrittura e nei dialoghi (la Comencini nasce, ricordiamolo, come sceneggiatrice). Ma stavolta, a differenza dei film precedenti, lo stile è molto più vicino alla farsa che alla commedia. Una scelta un po' discutibile, che nasce forse dal timore che una commedia sulla mafia con accenti più realistici potesse rischiare di rivelarsi troppo ambigua, o addirittura indulgente rispetto al tema trattato. Da questo punto di vista, un tono volutamente sopra le righe, (un po' come accadde con «Tano da morire») aiuta a tenere al bando gli equivoci. Dispiace però che, in questo film, la Comencini abbia bruscamente mutato la rotta rispetto al precedente «Matrimoni», molto più riuscito e coinvolgente. I due film hanno infatti ben poco a spartire nel tono e nello stile e condividono solo la passione della regista per gli intrecci familiari e per il Sud dell'Italia.

LA BATTUTA: Sarò nonno prima di diventare padre!

IL LINK
L'home page del film

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