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LIBERATE
I PESCI
di
Cristina Comencini, con Laura Morante, Francesco Paolantoni, Michele
Placido, Lunetta Savino, Emilio Solfrizzi.
Distribuzione: Medusa, durata: 90'
LA
TRAMA: Due famiglie di Lecce, una di gente 'perbene' e l'altra
di un boss locale, sono destinate ad imparentarsi per il matrimonio
dei rispettivi rampolli.
Con una serie di colpi di scena e di situazioni paradossali, il
film mette in luce le contiguità familiari del passato,
i sentimenti privati condizionati dalle necessità economiche,
le psicologie indotte dai ruoli, il crogiolo tra bene e male tipico
della realtà italiana. La filosofia del film è ben sintetizzata
da un malavitoso, che dice: "viviamo nella stessa città, i
ragazzi vanno alle stesse scuole, a ballare, al bar. S'incontrano,
s'innamorano. E si diventa una grande famiglia. Loro non possono
più liberarsi di noi e noi di loro". Si percepisce così
l'intenzione dell'autrice: esplorare il rapporto tra sentimenti
privati e relazioni sociali, dimostrando quanto il modo di vivere
delle persone cosiddette perbene possa essere, in certi contesti
e in certe circostanze, contiguo a quello dei malavitosi. Soprattutto
al Sud, dove le forti relazioni familiari rendono un po' tutti
parenti. Peccato che il tono troppo superficiale del film confini
questo discorso più nelle intenzioni che nei risultati. Il film
punta infatti sui colpi di scena e sugli intrecci tipici della
pochade. Di qui un ritmo estremamente vivace, ampio spazio per
il talento degli attori e una notevole maestria nella scrittura
e nei dialoghi (la Comencini nasce, ricordiamolo, come sceneggiatrice).
Ma stavolta, a differenza dei film precedenti, lo stile è molto
più vicino alla farsa che alla commedia. Una scelta un po' discutibile,
che nasce forse dal timore che una commedia sulla mafia con accenti
più realistici potesse rischiare di rivelarsi troppo ambigua,
o addirittura indulgente rispetto al tema trattato. Da questo
punto di vista, un tono volutamente sopra le righe, (un po' come
accadde con «Tano da morire») aiuta a tenere al bando
gli equivoci. Dispiace però che, in questo film, la Comencini
abbia bruscamente mutato la rotta rispetto al precedente «Matrimoni»,
molto più riuscito e coinvolgente. I due film hanno infatti
ben poco a spartire nel tono e nello stile e condividono solo
la passione della regista per gli intrecci familiari e per il
Sud dell'Italia.
LA BATTUTA: Sarò
nonno prima di diventare padre!
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