|
IL
PIANETA DELLE SCIMMIE
(Planet of the Apes) di Tim Burton, con Mark Whalberg, Estella
Warren, Helena Bonham-Carter, Tim Roth, Paul Giamatti.
Distribuzione: Fox, durata: 119'
LA
TRAMA: 2029. Una anomalia spazio-temporale porta un astronauta
americano su un pianeta del futuro nel quale le scimmie hanno
preso il sopravvento sugli uomini.
 |
|
clicca
sulla foto
|
L'abitudine ormai invalsa di parlare dei film con svariati mesi
di anticipo sulla data di uscita crea necessariamente molte aspettative
ma anche, inevitabilmente, molte delusioni, amplificate dall'esagerato
clamore sollevato su quei film per troppo tempo. E' il caso de
Il pianeta delle scimmie, pellicola senza infamia e senza
lode che tuttavia risulta molto deludente rispetto a ciò
che eravamo stati indotti a sperare dal talento tenebroso di Tim
Burton. Ad aumentare il disappunto, il confronto inevitabile
e sfavorevole col capostipite della saga cinematografica: il film
con Charlton Heston e la celebre Statua della Libertà
sommersa. Per la verità prototipo e remake hanno poco in
comune, poiché quello di Burton è più fedele
al romanzo originario di Pierre Boulle ed è ambientato
non sulla Terra del futuro ma, come appunto recita il titolo,
su un ipotetico pianeta delle scimmie. Resta centrale, ovviamente,
l'idea semplice ma efficace che presiede ad entrambi i film: uno
straniante cambiamento di prospettiva che pone gli umani in una
posizione gregaria nella scala evolutiva. E' evidente che questa
storia offriva potenzialmente a Burton l'occasione di approfondire
quel tema della diversità che attraversa la sua filmografia.
Ma in realtà tutto ciò risulta appiattito in una
dimensione fanta-avventurosa piuttosto banale e assolutamente
di routine. Come è lecito aspettarsi, il nuovo film dà
dei punti a quello vecchio dal punto di vista degli effetti: a
cominciare dal trucco, opera del sei volte premio Oscar Rick
Baker. «Il trucco del film originale andava bene per
quell'epoca», dice Baker, «ma in sostanza si trattava
di una sola scultura - di gorilla, scimpanzé o orango-tango
- replicata per tutti. Avevano tutti gli stessi peli tirati all'indietro
e i nasi camusi. Le bocche avevano i denti, ma non si vedevano
mai. Io ho voluto essere sicuro che le nostre scimmie avessero
delle labbra attraverso cui si potevano vedere i denti. Credo
che vedere i denti sia molto importante per poter accettare il
fatto che queste scimmie siano parlanti. Inoltre, volevo che ogni
creatura fosse diversa dall'altra. Mi piaceva fare di ciascuna
di loro un personaggio, evidenziare le differenze di ognuna».
Per il resto, normale amministrazione. Anche il messaggio che
il film eredita dal romanzo appare volenteroso ma banale: un invito
alla convivenza pacifica e alla solidarietà caritatevole
verso il prossimo che, visto il contesto, appare una carità
davvero pelosa. Efficace invece il crudele finale. Ma non mi pare
il caso di rovinare la sorpresa: sennò la prolungata attesa
dello spettatore non sarebbe valsa davvero a nulla.
 |
LA BATTUTA: Più diventiamo intelligenti,
più il nostro mondo diventa pericoloso.
L'home
page del film
|