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Il
sesto senso
(The
Sixth Sense) di M. Night Shyamalan, con Bruce Willis, Haley Joel
Osment, Tony Collette
Distribuzione: Buena Vista, durata: 107'
LA
TRAMA: Uno psicologo infantile prende in cura un bambino afflitto
dalla visione di persone morte. Ma quei fantasmi si dimostrano
fin troppo reali.
«Una pura formalità» di Giuseppe Tornatore
era un film pesante e pedante, ma illuminato da una ipotesi geniale
e inquietante: e cioè che la morte sia un trauma talmente
scioccante per i diretti interessati, che questi non si rendono
conto subito del loro stato ed hanno bisogno di un lento e faticoso
travaglio prima di riuscire ad accettare l'idea di essere morti.
Più o meno lo stesso principio presiede a questo film e
spiega il vagare dei fantasmi senza pace che tormentano il piccolo
protagonista. Accanto a quest'idea, i punti di forza del film
sono l'ambientazione livida e rarefatta e i virtuosismi coi quali
viene occultato il colpo di scena finale: uno splendido finale,
capace di sorprendere e spiazzare anche gli spettatori più
smaliziati e gli stessi addetti ai lavori; un finale che non racconto
ma che garantisco resta impresso allo spettatore e lo accompagna
anche dopo l'uscita dal cinema, giustificando il grande successo
ottenuto al botteghino in America. «Il sesto senso»
è un thriller fantapsicologico sottile e fuori dal comune,
nobilitato dalla regia elegante del regista di origine indiana
M. Night Shyamalan, dalla suggestiva ambientazione in una misteriosa
Filadelfia e dalla bella fotografia di Tak Fujimoto. Quanto a
Bruce Willis, ritenta con maggiore successo l'idea di far coppia
con un attore-bambino, già messa in atto con «Codice
Mercury»; anche se la sua prestazione risulta un poco incolore
e rischia di finire in ombra rispetto a quella del piccolo partner
Haley Joel Osment.
LA BATTUTA:
Come puoi aiutarmi se non riesci a credermi?
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