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STIGMATE
(Stigmata)
di Rupert Wainwright, con Patricia Arquette, Gabriel Byrne, Jonathan
Pryce, Nia Long, Rade Sherbedgia.
Distribuzione: U.I.P., durata: 101'
LA
TRAMA: Le stigmate si manifestano in una ragazza non credente
di Pittsburgh. Un prete-scienziato viene mandato dal Vaticano
a investigare sul misterioso fenomeno.
Nel
dicembre del 1945, in una località del deserto egiziano
denominata Nag Hammadi, fu rinvenuto un importante reperto archeologico:
il testo in aramaico del Vangelo dell'apostolo San Tommaso. A
differenza degli altri vangeli, non si tratta di un racconto della
vita di Cristo, ma di una raccolta delle sue dichiarazioni: 114
frasi, note anche come le parole segrete di Gesù.
Se fossero autentiche, sarebbero la registrazione cronologicamente
più attendibile del suo pensiero, poiché gli altri
vangeli furono redatti almeno un secolo dopo la sua morte. Tuttavia
la Chiesa lo giudica apocrifo, anche per la riluttanza ad accettarne
i contenuti gnostici: ossia una concezione religiosa che affronta
la fede con un atteggiamento razionale. Nel film si immagina l'autenticità
di questo quinto vangelo, spiegando l'ostilità delle gerarchie
ufficiali con il suo contenuto potenzialmente dirompente: poiché
le frasi che contiene postulerebbero un contatto diretto fra Dio
e i suoi fedeli, non mediato né dai preti né dalle
chiese: "Il
regno di Dio è dentro di te e tutt'intorno a te, non in
templi di legno e pietra. Spacca un pezzo di legno e Io ci sarò,
solleva una pietra e Mi troverai". Come si vede, uno
spunto di un certo interesse, al quale si affianca nel film un'altra
curiosa ipotesi: che le stigmate, per una strana circostanza,
vadano a manifestarsi non in un uomo di fede ma in una donna,
per di più miscredente. Tuttavia il rapporto tra le due
vicende è quanto mai forzato: si indovina facilmente che
gli autori abbiano voluto rendere spettacolare la prima introducendo
la seconda, nella quale il doloroso dono delle stigmate viene
rappresentato come una possessione in stile «Esorcista»,
con relativo corollario sanguinolento di polsi feriti e schiene
flagellate. Il regista si destreggia in questo pastiche
con molto mestiere, forte di una lunga militanza in pubblicità,
che lo rende scaltrito nel suggerire atmosfere inquietanti e nel
comporre immagini apparentemente "sporche", frutto in
realtà di cura paziente come nel più sofisticato
dei videoclip. Peccato solo che il potenziale interesse dell'assunto
(fede contro scienza, quotidiano contro soprannaturale, la chiesa
dei preti contro la chiesa dei fedeli) si sbiadisca nei consueti
luoghi comuni dell'horror mistico.
LA BATTUTA: Il
problema di Andrew è che non riesce a decidere se è
uno scienziato o un prete.
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