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L'ultima
volta che mi sono suicidato
(The
Last Time I Committed Suicide) di Stephen Kay, con Thomas Jane,
Keanu Reeves, Claire Forlani, Marg Helgenberger.
USA,
1997. Distr.: RCS-UIP
LA
TRAMA: A Denver, nel 1947, l'impossibile sogno di normalità
di un antesignano della beat generation.
Sconosciuto
ai più, Neal Cassady ha una grande importanza per la letteratura
americana: ma non tanto per il poco che ha scritto, quanto per
essere stato ispiratore e modello di "On the Road", di Jack Kerouac,
libro-manifesto della beat generation. Oggi, ovviamente, il mito
di quella generazione perduta è alquanto invecchiato. A darcene
conferma, la notizia che ha da poco festeggiato gli ottanta anni
Fernanda Pivano, che di quel movimento è stata la principale studiosa
e traduttrice italiana. Con che occhio, dunque, un giovane di
oggi può guardare quei giovani di allora? Il regista Stephen Kay,
qui al suo primo lungometraggio, ha avuto il merito di evitare
la facile mitologia. Prendendo spunto da una celebre lettera che
Cassady scrisse a Kerouac, il film racconta con stile efficace
e originale la rinuncia di Cassady a ogni rassicurante normalità
affettiva ed esistenziale: ma non come gesto consapevole di ribellione,
quanto come un doloroso misto di predestinazione e di ignavia.
Dunque, niente esaltazione di genio e sregolatezza ma, più sottilmente,
la descrizione di una deriva fatale e inevitabile. Un'opera prima
intelligente e matura che ha ben figurato all'edizione 97 del
Sundance Film Festival.
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