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TUTTO SU MIA MADRE
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a cura di Alessandro Bencivenni in collaborazione con in collaborazione con Kino
  GIUDIZIO: DELUDENTE MEDIO BUONO OTTIMO

Tutto su mia madre
di Pedro Almodovar, con Cecilia Roth, Marisa Paredes, Penelope Cruz
Distribuzione: Cecchi Gori Group, durata: 101'

LA TRAMA: Perduto il figlio in un incidente, una donna fa da madre a una monaca incinta, che aspetta un figlio dallo stesso ex-marito della donna: un transessuale malato di Aids.

Il poster Personalmente ho avuto sempre qualche imbarazzo nel commuovermi ai film di Almodovar. E questo non per un pudore verso la lacrima facile di fronte allo schermo, bensì per la caratteristica particolare dei suoi film: che sono sì melodrammi, ma al tempo stesso anche parodie di melodrammi. Così, fa un singolare effetto rimanere profondamente coinvolti da storie tanto passionali quanto ironiche, da conflitti tanto struggenti quanto improbabili. «Tutto su mia madre» non fa eccezione, visto che la trama potrebbe riassumersi più o meno così: Una donna sposa un uomo che, stanco del suo sesso, decide di farsi crescere le tette. Poi questi mette incinta una monaca, che morendo affida il bambino alla moglie del travestito, il cui figlio nel frattempo è morto nel chiedere l'autografo a una diva scontrosa. Sembra incredibile poter piangere per una storia del genere, assurda ed eccessiva come una caricatura. Ma la spiegazione del mistero la offre il film stesso, quando il personaggio del travestito Algado intrattiene il pubblico sui rapporti paradossali fra verità e finzione. Elencando gli innumerevoli interventi chirurgici ai quali si è sottoposto, conclude: Per essere autentici non è importante essere sé stessi, ma avvicinarsi a ciò che si è sempre sognato di essere. E' un'epigrafe che sintetizza il miracolo del cinema di Almodovar, sincero e autentico proprio nella misura in cui è dichiaratamente artificiale e artificioso. Frutto di un collage delirante di citazioni, che vanno da Mankiewicz a Tennesse Williams passando per altri film dello stesso Almodovar, «Tutto su mia madre» è uno dei film più belli e coinvolgenti del geniale regista spagnolo. E' un'opera che sembra venire dal profondo dell'anima del regista, ormai tanto celebre e padrone dei suoi mezzi espressivi da poter giocare con malinconica leggerezza coi suoi fantasmi e col suo stesso successo. Il successo - si dice infatti nel film - non ha sapore né odore, e quando ti ci abitui è come se non esistesse. Un concetto che Almodovar ha chiosato, in confereza stampa, con ancora più amaro sarcasmo: Il successo non si cerca, arriva. Come la morte.

LA BATTUTA: Mi piace dire addio alla gente che amo.

IL LINK
L'home page del film

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