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L'UOMO CHE NON C'ERA
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recensione di Alessandro Bencivenni per la rubrica in collaborazione con Kino
  GIUDIZIO: DELUDENTE MEDIO BUONO OTTIMO

L'UOMO CHE NON C'ERA
(The Man Who Wasn't There) di Joel & Ethan Coen, con Billy Bob Thornton, Frances McDormand, James Gandolfini.
Distribuzione: Medusa, durata: 116'

LA TRAMA: Un pacifico barbiere mette in moto una catena di eventi che avranno conseguenze tragiche su tutti quelli che resteranno coinvolti.

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Uno dei grandi miracoli del cinema (e, in generale, di ogni altra forma di espressione artistica) sta nel riuscire a cogliere l'essenza della realtà rappresentata, sfrondandola di tutti quegli elementi superflui e contraddittori che rendono caotica e ingannevole la vita reale. E' la grande consolazione della catarsi artistica, ma questo film, spietato come una parabola kafkiana, ci nega anche questa illusione. Taciturno e anonimo, Ed, il protagonista di L'uomo che non c'era, tende infatti ad essere l'invisibile spettatore della propria esistenza, cercando conforto nella passività e nel silenzio. Ma, come si dice in una battuta del film, il semplice guardare cambia il fatto. Non esiste infatti uno spettatore neutrale, che non condizioni con la sua stessa osservazione la realtà osservata: è il postulato scientifico che sta alla base del principio di indeterminazione di Werner Heisenberg, ricordato anch'esso nel film durante l'arringa dell'avvocato difensore. Così ed cede alla tentazione di modificare le cose ed innesta fatalmente dei meccanismi da cui viene travolto, diventando un involontario assassino e finendo paradossalmente condannato per un delitto che non ha commesso. Il destino trionfa feroce in questa spietata metafora che rende omaggio al cupo fatalismo del genere noir. Girato in uno splendido bianco e nero, L'uomo che non c'era sembra la trasposizione di un romanzo immaginario di James Cain degli anni Quaranta. Ma potrebbe anche essere un tentativo di applicare agli esseri umani di quelle teorie del caos per le quali Heisenberg aveva ottenuto il Nobel qualche anno prima. Joel ed Ethan Coen, seppur nella loro maniera priva di pose intellettualistiche, si inoltrano stavolta in profondità, toccando temi di grande spessore e ammantando la quotidianità di mistero. Il camaleontico Billy Bob Thornton troneggia con una straordinaria presenza sullo schermo, pur esprimendo il minimo di gesti e di parole. La sequenza in cui perde le speranze che aveva riposto nel futuro di una sua giovane protetta è grottesca, eppure assesta un colpo al cuore dello spettatore. Crudeli e beffardi, i terribili fratelli Coen sono riusciti a fare dell'uomo comune l'emblema di una condizione umana di assoluta tragicità e di dimensione quasi metafisica.

LA BATTUTA: Alcune volte, più guardi e meno conosci.

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