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YI
YI
e uno... e due...
(A One and A Two) di Edward Yang, con Wu Nianzhen , Issey Ogata,
Elaine Jin, Kelly Lee, Jonathan Chang, Adrian Lin.
Distribuzione: Istituto Luce, durata: 173'
LA
TRAMA: Fra un matrimonio e un funerale, la storia della famiglia
Jian di Taiwan viene rievocata al capezzale della nonna malata.
Soffia forte il vento dell'Est, ma sta diventando più difficile
distinguerlo nella rosa degli altri. Sarà colpa della globalizzazione:
anche se in questo caso, a giudicare dai risultati raggiunti dal
regista Edward Yang (53 anni, nato a Shangai e vissuto
fra Taiwan e Seattle dove per 7 anni ha lavorato in una azienda
di computer), prevalgono gli effetti positivi. Infatti, se all'inizio
è con un po' di sconcerto che seguiamo le vicende della
famiglia Jian, appartenente alla borghesia medio alta di Taipei
ma con abitudini e mentalità talmente occidentalizzate
da spiazzarci, è poi con partecipazione ed empatia che
seguiamo il flusso dei loro pensieri e le piccole e grandi crisi
giornaliere dei suoi componenti. Yi-Yi, prima parola del
vocabolario cinese che allude alla semplicità, si apre
con il matrimonio di uno zio scapestrato e si chiude con il funerale
della nonna: nel frattempo abbiamo conosciuto NJ Jan, il capofamiglia,
socio di una ditta di computer alle prese con una crisi aziendale
e matrimoniale; sua moglie Min-Min che dopo l'ictus dell'anziana
madre ha un crollo nervoso; i loro due figli (Ting-Ting ragazza
adolescente alle prese con le prime turbolente esperienze amorose
ed il piccolo Yang-Yang, geniale osservatore che fotografa le
persone solo di spalle perché «da grande vorrebbe
mostrare agli adulti quello che non vedono») ed infine un
corollario di altri parenti, vicini ed ex-fidanzate: tutti alle
prese con i contrasti fra le proprie aspirazioni e quello che
si è effettivamente realizzato. Giovani e adulti non fa
differenza: tutti sono raccontati con profondità, intelligenza
e finezza dallo sguardo distaccato ma non freddo del regista Yang,
che in una intervista ha rivelato che gli ci sono voluti 15 anni
per sviluppare l'intreccio e maturare il distacco necessario per
tratteggiare i suoi personaggi. Il tutto raccontato in 2 ore e
53 minuti ricchi di lunghe sequenze quasi mute che, se in alcuni
casi sembrano eccessive o compiaciute, ci regalano però
alcuni momenti intensi e geniali: come l'incontro di lavoro di
NJ con Ota, designer giapponese di giochi per computer, che si
trasforma in una riflessione profonda sulla possibilità
di cambiare la propria vita giunta ad un punto morto; o la scena
del crollo nervoso di Min-Min in ufficio inquadrata nel riflesso
notturno delle vetrate del grattacielo in cui lavora. Più
che meritato dunque il premio per la Miglior Regia assegnatogli
al Festival di Cannes del 2000.
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LA BATTUTA: Dio potrebbe arrabbiarsi con me
se avessi troppe richieste da fargli.
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