Dorelli comincia la sua carriera come cantante. Sceglie la moda dei crooner. Vuol fare il cantante confidenziale, con la voce bassa e suadente, amplificata dalle virtù del microfono. Sono gli anni ruggenti del night-club. Il grande Fred Buscaglione intona la struggente I find my love in Portofino. Il brano mescola l' anglofonia pedestre con la melanconia melodica all'italiana. Il risultato è clamoroso. L'atmosfera vaga e dolorosa di una Portofino irreale, con suonatori di chitarra e spiagge inesistenti, rimane scolpita in un'immagine assoluta, che compendia il paesaggio chic del Belpaese e la sofferenza amorosa da Jet Set. Dorelli fornirà, meglio ancora del Maestro Buscaglione, l'interpretazione perfetta di questa canzone. Vestito con una camicia sbottonata e rigorosamente tenuta fuori dai pantaloni, possibilmente con il colletto inamidato e rialzato, Dorelli, mentre esegue il brano, mantiene lo sguardo perso nel vuoto delirio dei sensi, manifestandosi come l'emblema del gagà alcoolista. I tempi corrono. Cambia la musica e arriva il beat. Dorelli è furbo e si adegua al nuovo stile. Ma non si mette mica a fare il rockettaro dell'ultima ora. Anzi Johnny è l'anticapellone. Con l'aria raffinata, la posa in smocking, la battuta pungente, si trasforma nell'entertainer del Sabato sera per la famiglia italiana. Diventa un boiardo televisivo dell'era Bernabei. Ma bisogna riconoscere che è un profeta dell'easy listening. Sarà lui a portare in Italia la sonorità raffinatissima di Burt Bacharach, che oggi è considerato il maggior musicista pop vivente, perfino dai fratelli Gallagher, cantando in coppia con l'allora deliziosa compagna dell'epoca, la sofisticata Catherine Spaak, le canzoni del musical Promises, promises . Spopola alla radio con Gran varietà. Trionfa a Canzonissima. Soprattutto fa uno sketch che entra nello stracult mediatico: Dorellik. Ovvero la parodia del celebre personaggio a fumetti, Diabolik. Lui diventa famosissimo tra grandi e piccini. Al punto che ne faranno un film. E lancia così il fondamentale hit Arriva la bomba . Questo brano può essere considerato un vero archetipo della contemporanea musica cocktail, il genre musicale dei Pizzicato five, Propellerheads e Montefiori. Dorelli è , cari clarenciani, una vero uragano demenziale e psichedelico. Davvero straordinarie sono poi le cover di Strangers in the night e Love story. Segnaliamo infine come capolavoro trash la versione cantata della colonna sonora de Il padrino; trattasi di Parla più piano parole in libertà sulle note del compositore felliniano Nino Rota. Sarà Dorelli il profeta della cocktail generation?