La carriera di Dorelli come attore comincia negli anni cinquanta. E' un fuoco di paglia. Fa il tipo bellloccio nei film di Totò, oppure interpreta il tipo da spiaggia dell'epoca dei fusti poveri, ma belli. Per anni è assente dalla celluloide. Ma approda alla mitica tv degli anni sessanta. Fa le serate con Mina e Albero Lupo. Piace a tutti. Soprattutto canta, ma fa anche ridere con le mitiche scenette, importate direttamente dall'avanspettaolo, tipiche del varietà catodico di sapore teatrale. Lancia la parodia di Diabolik, alias Dorellik, e fa centro. La gente ne parla, anche perchè c'è quasi solo il canale detto Nazionale, che fa ascolti da quindici milioni di spettatori a botta. Allora Dorelli ha il colpo di genio e fa di Dorellik un personaggio fisso, con una sua autonomia all'interno dello show del sabato sera. Dorellik dilaga. La gag diventa anche uno storico film trash dal titolo Arriva Dorellik, diretto addirittura dal genio Mario Bava, che aveva evidentemente deciso di fare un marchettone. Poi passa ancora del tempo. Allorquando Franco Brusati gli offre la parte di un miliardario italiano, che vive in Svizzera, millantatore e arrogante che maltratta un connazionale emigrato e sfigato. E' il contributo maggiore di Dorelli alla storia del cinama. A metà degli anni settanta, la commedia all'italiana è ormai in crisi. Fioriscono i generi. Mentre Dorelli è chiamato a fare l'attore brillante in una serie di film vacui e con qualche scena osé. Non lasceranno traccia, a parte un intrigante riduzione filmica di Piero Chiara, ossia Il cappotto di Astrakan, diretta da un fiore del letame cinematografico italiano come Marco Vicario. Il peggio deve ancora venire. Dorelli invecchia e perde colpi. Perde lo charme e finisce dritto nel trash popolano. La testimonianza storica dell'offuscamento definitivo del profeta della cocktail generation è l'imbarazzante prova d'attore in Occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio, dove recita la parte di un mago fallito, accanto a Lino Banfi. Vi segnaliamo una convulsa zuffa tra la star paragnosta Giucas Casella e il malcapitato Johnny Dorelli. Negli ultimi anni abbandona il cinema. O forse il cinema abbandona lui. Restano le partecipazioni senza brio alle sitcom berlusconiane. C'è ancora posto per l'ugola chiaroscurale di Johnny?