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JIMMY IL FENOMENO
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  QUANDO IGINO INCONTRO' JIMMY
Igino Domanin Per chi ancora non lo sapesse, Igino Domanin è il nostro redattore turbocapitalista, oltre che massimo esperto di trash italiano. Nel tempo perso, quando non scrive per Clarence, insegna Filosofia Teoretica all'Università Statale di Milano. Ecco la testimonianza misteriosofica del suo incontro con "Jimmy il Fenomeno".

Jimmy il Fenomeno   Una sera di qualche anno fa, nei pressi di Corso Vittorio Emanuele, in Largo Corsia dei Servi, davanti all'ingresso del regno dell'hardcore milanese, il rimpianto locale Al Teatrino, vedo apparire davanti a me una creatura mitologica partorita dalla mente psichedelica di Riccardo Schicchi. La portentosa Ramba. Trattasi di Venere in pelliccia di razza olandese, con capello rosso scintillante e che ama imbracciare il mitra in palcoscenico. Chi la affiancava (benché fosse inferiore di altezza di circa mezzo metro)? Jimmy il Fenomeno. Mi rendo immediatamente conto, dalla risata fragorosa, dal ghigno furente e gaudente, che egli non recita. Jimmy è il fenomeno che tutti voi avete ammirato, senza ricordare bene chi fosse o perché capitasse in certe scene imbarazzanti dei film di Bruno Corbucci. Jimmy è davvero vittima di una connaturata, intima tensione spastica. Il viso purpureo riflette la sua greve propensione demoniaca.
Luigi Origene Soffrano, alias Jimmy il fenomeno, attraversa la storia del cinema italiano come una meteora impazzita. Apparizione implacabile e tangente, fa capolino nei capolavori di Salce (su tutti "Il Federale") e di Fernando Di Leo ("Colpo in canna"). Attraversa tutte le tipologie del b-movies all'italiana. E' il massimo artefice del cameo trash. A volte è addirittura una comparsa soltanto anonima e silenziosa come nella comparsata del detenuto in "Delitto a Porta Romana".E' un minore tra i minori, è il Minorato. La sua figura ricalca il nobile archetipo dello scemo del villaggio. Ha fatto di tutto per sbarcare il lunario. Già nel lontano 1960 a Sanremo fa la claque per Celentano, allorquando il Mollegiato si cimenta in un'esecuzione spericolata e dinoccolatissima di "24000 baci". Quando la storica performances finisce, un urlo convulso e gorillesco viene scandito dal furibondo Jimmy, che applaude e geme rantolando come visitato da un dio minore e imbecille. Lo rifarà migliaia di volte. Vittima di una coazione a ripetere voluta dal diktat della società spettacolare.
Il suo lineare e limpidissimo itinerario artistico, nel quale ripete la stessa gag nei più torbidi film del soft porno fino al poliziottesco e alla farsa erotica, termina con gli eredi più importanti della tradizione del trash nostrano, cioè nei films degli inossidabili Va(ca)nzina Brothers. Adesso Jimmy è stanco, la smorfia grottesca implementata sulla sua faccia da coatto rivela il fatale lato patetico del suo destino da clown. Ma quel volto deforme resta la cifra più emblematica di una stagione sconcertante e prolifica del cinema italiota. Chi non ha riso disumanamente di fronte all'epifania scimmiesca di "Jimmy il Fenomeno" scagli la prima pietra!

  di Stefano Porro
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   data: 12 dic 2000 protezione contenuti: assente Aiuto  

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